Aveva scelto Pantelleria per qualche giorno di meritato riposo. Lontano dal trambusto del centro di Bologna, lontano dal via vai continuo della sala del suo ristorante, ma non certo lontano dal suo mondo, che era fatto di accoglienza, sorrisi, dedizione. È finita così, improvvisamente, la vita di Davide Fanciullacci, ristoratore amato e conosciuto, scomparso a 53 anni a causa di un malore improvviso, mentre si trovava in vacanza sull’isola con la moglie Silvia.
La notizia della sua morte, arrivata martedì, ha lasciato sgomenta Bologna, dove Davide era molto più che un oste: era una figura gentile, un punto fermo, un uomo che con il fratello Riccardo e la madre Katia aveva saputo tenere viva – con passione e garbo – la lunga storia del ristorante Donatello, fondato nel 1903. Una vera istituzione, tappa fissa per bolognesi e turisti, celebrità e artisti, con le pareti che raccontano – come un album fotografico vivo – decenni di incontri memorabili.
"Un fratello, un compagno di viaggio"
Riccardo, il fratello più piccolo, ha affidato a Facebook il suo saluto, con parole che fanno tremare la voce:
"Abbiamo condiviso molto, non solo il sangue. Dopo la morte di nostro padre, è stata nostra madre a prendere in mano le redini del ristorante. Ma lui è stato una parte fondamentale di quel cammino: con passione, dedizione, mettendoci l’anima giorno dopo giorno".
E ancora:
"Da oggi, purtroppo, quel punto fermo non c’è più. E mi nasce dentro un grande dolore, un vuoto che non so ancora come colmare. Resta però tutto quello che ci ha lasciato: l’esempio, l’etica, i valori, e il bene che ha fatto".
Il cordoglio della città
Profonda la commozione nel mondo della ristorazione bolognese e non solo. Lo ricorda così l’Ascom Confcommercio Bologna, per voce del presidente Enrico Postacchini, del direttore Giancarlo Tonelli e del presidente dei Ristoratori Roberto Melloni:
"Con Davide perdiamo non solo un imprenditore appassionato e un testimone autentico della cucina bolognese, ma soprattutto un uomo straordinario, capace di accogliere chiunque con generosità e affetto. La sua simpatia, la sua attenzione e la sua capacità di far sentire tutti a casa hanno lasciato un segno profondo".
Una vocazione naturale, la sua, che faceva del Donatello non soltanto un ristorante, ma un luogo dove sentirsi accolti, ascoltati, coccolati. Una seconda casa. E non è un caso che, tra i messaggi più intensi, ci sia anche quello degli Stadio, la storica band bolognese.
"Ci sono dolori che lasciano senza fiato. La scomparsa di Davide Fanciullacci è uno di quei momenti che ti tolgono le parole. Non era solo parte della famiglia del Donatello. Era famiglia anche per noi.
Davide era il sorriso discreto, l’abbraccio gentile, la presenza silenziosa che ti faceva sentire accolto sempre, anche solo con uno sguardo".
A firmare il post, Andrea Fornili, Gaetano Curreri, Roberto Drovandi e la manager Laura Cordischi. Parole che raccontano un affetto sincero, costruito tra piatti caldi a tarda notte e chiacchiere fuori orario.
Un’eredità di calore e umanità
Nel 2020 Davide aveva perso il padre Ferruccio, altro pilastro del Donatello. Da allora, assieme alla madre Katia e a Riccardo, aveva raccolto un’eredità di lavoro e amore, portando avanti la tradizione con responsabilità, con quel suo stile pacato ma deciso, sempre pronto a mettersi a disposizione di clienti, amici e colleghi.
La sua non era solo professionalità. Era una forma di umanità. Quella che ti fa sentire visto, riconosciuto, e che oggi – nel giorno del silenzio che segue la sua morte – lascia un vuoto difficile da riempire