Tre anni dopo l’incendio delle barche allo Stagnone: un attentato senza colpevoli
Sono passati tre anni dalla notte tra il 10 e l’11 agosto 2022, quando un incendio doloso distrusse tre imbarcazioni dell’imprenditore marsalese Davide Parrinello, ormeggiate all’imbarcadero storico della Laguna dello Stagnone. Un attentato che causò danni per 250mila euro, fermando bruscamente l’attività turistica in piena estate.
Oggi, nonostante un’indagine lunga e complessa, non ci sono colpevoli. La Procura di Marsala aveva chiesto l’archiviazione del caso a marzo di quest’anno, ma la difesa di Parrinello – rappresentata dall’avvocato Vito Cimiotta – si è opposta, chiedendo ulteriori approfondimenti su contraddizioni nei racconti dei testimoni, analisi delle immagini di videosorveglianza e possibili legami tra i sospettati e un movente economico. La decisione ora è nelle mani del GIP.
Parrinello, che in questi anni ha ricostruito parte della sua flotta e ripreso i collegamenti turistici verso Mozia e le Egadi, oggi lancia un nuovo messaggio:
“Siamo fiduciosi nella giustizia. Chi ha sbagliato prima o poi pagherà. Chi pensa di averla fatta franca non ha capito che la verità, prima o poi, verrà a galla. Noi continuiamo a dare un servizio: ci hanno ferito, ma non ucciso. Continueremo sempre con più convinzione a garantire un ottimo servizio nei collegamenti con Mozia. Questo gesto non è stato fatto solo alla famiglia Parrinello, ma all’intera comunità marsalese: hanno segnato il nome della città con questo vile atto”.
L’attentato incendiario colpì selettivamente le imbarcazioni più redditizie della flotta, lasciando intatti altri natanti vicini. Le telecamere di sicurezza ripresero un uomo, volto coperto, in moto, che si avvicinava al luogo dell’incendio. L’autore, nella fuga, perse anche una scarpa, ma né le analisi scientifiche né le intercettazioni raccolte in questi anni hanno permesso di identificarlo.
La comunità, già nel 2022, si strinse attorno a Parrinello, con messaggi di solidarietà e persino con il prestito temporaneo di un’imbarcazione da parte di una ditta concorrente, pur di non interrompere i collegamenti con le isole.
Tre anni dopo, resta il dolore per un atto che ha ferito non solo un imprenditore, ma l’immagine di Marsala. E la speranza che la giustizia possa ancora dare un nome e un volto a chi ha appiccato quel fuoco.
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