Marsala come la terra dei fuochi: ogni notte roghi tossici e aria irrespirabile
Uno dei piaceri dell’estate, a Marsala, dovrebbe essere stare all’aperto, in veranda, a respirare l’aria salmastra delle serate siciliane. Ma nella zona sud fino al confine con Petrosino e Mazara del Vallo, quel piacere sta diventando un incubo. A farla da padrona, quasi ogni sera, sono le esalazioni irrespirabili che arrivano dai roghi notturni di rifiuti, spesso plastiche agricole e scarti di potatura bruciati illegalmente nelle campagne.
Colonne di fumo che la notte non si vedono, ma si sentono eccome. E quando il vento spinge verso le zone abitate, per i residenti è un inferno. «Sembra di vivere in una giornata d’inverno negli anni ’50, ma con 40 gradi fuori», scrive Anna, una turista austriaca che da otto anni trascorre le vacanze con la famiglia nella zona di Terrenove. «Quest’anno non possiamo nemmeno aprire le finestre, né cenare fuori. Il fumo entra in casa, è terribile. Marsala ha fatto tanti passi avanti, ma questi roghi rischiano di allontanare chi ama questa terra».
L'ultimo incendio ieri sera, nella zona tra Ciavolo e Scacciaiazzo.
Le segnalazioni arrivano numerose, ogni giorno. «Durante le ore notturne, ogni due o tre giorni, dalle zone di Sibiliana si levano esalazioni forti e tossiche», denuncia Vincenzo, marsalese emigrato al nord, tornato in vacanza. «L’aria diventa irrespirabile, impossibile tenere le finestre aperte. Parliamo di plastica e rifiuti pericolosi, non solo vegetazione. E in aggiunta ci sono veicoli con scarichi che sembrano risalire all’era della Lira. Jogging? Passeggiate? Una tortura».
I roghi interessano soprattutto le zone di Ciavolo, Digerbato, Scacciaiazzo, le campagne che confinano con Mazara, la zona di Sibiliana, tra Marsala e Petrosino. Aree di aperta campagna fuori controllo. La notte gli incendi, la mattina vedi delle distese nere di cenere con i rifiuti carbonizzati.
A preoccupare è anche il possibile legame tra l’inquinamento e l’alto tasso di tumori registrato nella zona sud di Marsala. Negli anni passati, alcune inchieste antimafia hanno puntato i riflettori sulle cave dismesse del territorio, dove sarebbero stati seppelliti rifiuti di ogni tipo, creando un mix letale di degrado ambientale e rischio per la salute.
E poi c’è chi, come un residente di contrada Ventrischi, lancia un grido d’allarme ancora più accorato: «Ho due bambini piccoli e un altro in arrivo. La puzza la mattina è ancora lì. Non possiamo intossicare i nostri figli. Le autorità devono controllare le attività agricole e verificare se smaltiscono correttamente i rifiuti, con tanto di certificati. Non si può sopravvivere così».
Il quadro che emerge è quello di una “terra dei fuochi” marsalese, dove la mancanza di controlli e di interventi strutturali permette che si bruci ogni cosa, nella totale impunità. I residenti chiedono telecamere, pattugliamenti, multe salate e soprattutto controlli reali nei campi e nelle aziende agricole.
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