×
 
 
09/09/2025 06:00:00

Ospedale di Castelvetrano, i deputati silenti e il “mistero” dei numeri che non tornano

 “Noi qui stamattina avremmo dovuto incontrare i rappresentanti regionali del territorio, da Mimmo Turano a Stefano Pellegrino e altri. È con loro che bisognerebbe parlare per capire cosa vogliono fare dell’ospedale di Castelvetrano”. Lo aveva detto lo scorso 31 luglio il presidente del consiglio comunale di Vita, Diego Genua, durante il consiglio comunale aperto sul tema del declassamento dell’ospedale di Castelvetrano, spiegando anche che “la manina non è tecnica, ma politica”. E che a Palermo arrivano le indicazioni di chi rappresenta i territori.

 

E’ anche per questo che al consiglio comunale di ieri, per discutere ancora della rete ospedaliera e delle sorti del nosocomio della città, erano stati invitati i deputati regionali della provincia di Trapani. Ma quelli di maggioranza, come Mimmo Turano e Stefano Pellegrino, sono risultati assenti, generando il disappunto di tanti. Un dato che, al netto dei motivi personali o istituzionali di tali assenze, non può che essere significativo.

 

Ma forse più degno di nota è ciò che ha affermato il sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini, confermando in qualche modo l’impressione che i motivi tecnici non c’entrino nulla con questa riorganizzazione ospedaliera, legata soltanto a dinamiche puramente elettorali e clientelari.

Lentini ha raccontato di aver incontrato personalmente un funzionario dirigente dell’assessorato regionale col quale,  insieme al presidente del consiglio comunale e ad un assessore,  hanno analizzato i numeri della rete ospedaliera, ovvero i dati sui ricoveri che avrebbero dovuto guidare le scelte relative ai servizi.

Abbiamo dimostrato che – ha affermato il sindaco - per alcuni reparti di chirurgia, i numeri dei ricoveri a Castelvetrano erano superiori a quelli di Mazara e Marsala. Tuttavia, senza alcuna logica, la dotazione di posti letto per la chirurgia a Castelvetrano veniva ridotta, nonostante un decreto della Regione Siciliana avesse individuato proprio Castelvetrano come centro oncologico di riferimento per il colon e come chirurgia di riferimento a livello siciliano. Giustamente, anche i funzionari sono rimasti perplessi, perché si riteneva che l’Asp agisse correttamente. Invece l’Asp non agisce correttamente, ma fa scelte politiche, secondo capacità di rappresentanza e secondo capacità pressorie”.

 

E l’Asp? Erano stati invitati il commissario straordinario e il direttore dell’Asp di Trapani. Assenti anche loro.

Ma che tipo di “scelta politica” sarebbe quella di falsare i numeri? È lecito chiedersi quanto il problema faccia parte del semplice dibattito e quanto invece possa trasformarsi in una prassi di potenziale illegalità? Se le scelte sulla salute pubblica di tutti i cittadini sono dettate da interessi elettorali che riguardano i voti di un determinato territorio a seconda del deputato di appartenenza, si può davvero escludere che il nodo, più che politico, sia in realtà giudiziario? Si può davvero accettare la logica secondo la quale Castelvetrano sia stata “abbandonata” a causa della mancanza di un “referente politico alla Regione Siciliana”, mentre altri territori, avendolo, siano stati tutelati?

Una tale consapevolezza non corrisponderebbe alla morte della politica e alla disgregazione di ogni principio democratico?

 

Certo, nonostante le difficoltà, la comunità non intende arrendersi. Un nuovo documento, approvato all’unanimità dai comuni della Valle del Belice, sarà inviato a tutti i referenti regionali, con la speranza che questa volta non venga ignorato come il precedente. E, come richiesto dal sindaco Lentini, sarà aggiornato con “i numeri”. L’appello del primo cittadino è stato infine quello di coinvolgere ognuno i propri riferimenti politici alla Regione Siciliana, inviando loro personalmente il documento (“io farò lo stesso, anche con le mie conoscenze personali”).

Intanto colpisce la posizione dell’onorevole Carmelo Pace (DC), componente della Commissione sanità, anche se non fa parte del collegio trapanese, quando dice che “le proposte per una nuova rete ospedaliera dovrebbero arrivare dal mondo sanitario e non da quello della politica, diversamente rischiamo di fare un danno alla nostra comunità”.

 

Si può tradurre con “fuori la politica dalla sanità”? Forse si.

Come dare torto all’onorevole Dario Safina, quando dice che “non abbiamo territori da tutelare a discapito di altri”. E come non essere d’accordo anche con l’onorevole Cristina Ciminnisi, quando  dice che “non bisogna pretendere la prestazione sotto casa, ma la migliore delle prestazioni possibili”.

Loro però sono all’opposizione, mentre le responsabilità sono di chi governa. Cioè di coloro che ieri erano assenti.

 

Egidio Morici