Trapani si arricchisce di un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea. Ieri pomeriggio è stato inaugurato in Largo San Francesco di Paola il nuovo centro espositivo dell’Associazione Culturale INCURVA, realtà indipendente attiva dal 2016 e già protagonista di progetti di respiro internazionale.
L’iniziativa è privata e, come spesso accade in questi casi, doppio è il merito: quello di aver recuperato locali dismessi e un po’ sgarrupati, valorizzando il contrasto con le opere in mostra, e quello di investire in cultura nel cuore del centro storico trapanese, in una delle poche piazze dove resiste ancora un’umanità attenta all’ascolto.
La mostra inaugurale
A firmare la prima esposizione è Yvo Cho, giovane artista tedesco classe 1990, formatosi tra Düsseldorf e Francoforte. La sua personale, dal titolo The brain is not a ready-made machine, è curata da Saim Demircan, direttore artistico di INCURVA e già curatore di importanti mostre tra Germania, Regno Unito e Stati Uniti.
In mostra tre grandi stampe, tre stampe di medio formato, una più piccola e una video installazione di dieci minuti prodotta dall’associazione stessa. Il tema, che affonda nella psicoterapia e nella riflessione filosofica, prende spunto dall’esperienza della clinica psichiatrica sperimentale La Borde a Cour-Cheverny, dove dagli anni ’50 lavorò il filosofo Félix Guattari.
Cho sperimenta con linguaggi fotografici e tecnologie digitali, interrogandosi sulla natura e sull’affidabilità delle immagini contemporanee, sul loro statuto quando circolano su riviste, piattaforme online o software di intelligenza artificiale.
Un nuovo tassello per la cultura locale
La mostra – accompagnata da un foglio illustrativo che vale più di un catalogo – invita a un ritorno lento, per sedimentare impressioni e approfondire i temi proposti. È una sfida alla frenesia delle inaugurazioni, ma anche un dono per il territorio.
Trapani, grazie a realtà come INCURVA, i Magazzini dell’Arte Contemporanea, il Museo San Rocco, la Collezione Diart, il Sant’Agostino, il Museo Pepoli, senza dimenticare Mozia, Marsala, Erice e Gibellina, continua a proporsi come un polo vivo e plurale della cultura siciliana.
Non è poco, in tempi in cui l’arte e la riflessione sembrano spesso schiacciate dalle cronache quotidiane.
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