Trapani, sicurezza e verde: dall’aggressione di via Leoncavallo ai rami che cadono
Un episodio di violenza e un ramo spezzato. Due fatti, diversi ma collegati, che raccontano la stessa fragilità: a Trapani la sicurezza passa anche dalla cura del verde pubblico.
Giovedì 18 settembre, in via Leoncavallo, una donna è stata picchiata e poi trascinata in auto dal compagno. L'aggressione avrebbe avuto inizio all’interno della villetta del quartiere, da tempo segnalata per degrado. Gli alberi cresciuti senza potature, i cancelli divelti, i fili di rame rubati dagli impianti elettrici avevano trasformato l’area in un rifugio invisibile, nascosto alla vista dei passanti. Le urla della donna hanno spinto i residenti a chiamare la Polizia e poi i Carabinieri. L’uomo è stato fermato, la donna soccorsa in lacrime.
Quell’aggressione ha reso evidente un problema già noto: il verde trascurato diventa un fattore di insicurezza. Dopo il fatto, il sindaco Giacomo Tranchida ha accelerato la potatura già programmata, recependo anche le sollecitazioni della sesta commissione consiliare.
Ma la questione non riguarda solo via Leoncavallo. Nella notte del 21 settembre, primo giorno d’autunno, un grosso ramo di eritrina si è spezzato in piazza Vittorio Veneto, davanti a Questura e Prefettura. Era lo stesso punto dove il 16 agosto un altro albero aveva già ceduto. Nessun ferito, solo fortuna. In tre mesi si sono registrati altri episodi: il 7 agosto un ramo caduto in via Calvino ha colpito un’auto, a fine mese un altro crollo in piazza Vittorio Veneto e a inizio settembre un’ulteriore sbrancatura in viale Duca d’Aosta.
Le eritrine, piantate nell’Ottocento e iscritte nell’elenco regionale degli alberi monumentali, sono splendide ma fragili. La loro gestione, però, è stata a lungo segnata da ritardi e scelte errate. «Le eritrine vanno potate in ottobre e le palme in aprile, non in autunno inoltrato» ha ricordato Emilio Mangiarotti, presidente di Erythros. «Da troppo tempo il Comune procede solo quando le casse lo permettono, senza un piano serio e continuo».
Già l’ex assessore al Verde pubblico, Emanuele Barbara, dimessosi il 3 settembre, aveva denunciato queste criticità. Barbara aveva spiegato di aver trovato il capitolo di spesa senza fondi, motivo per cui molte manutenzioni programmate da aprile non erano state realizzate. Nonostante ciò, aveva lasciato un elenco preciso di interventi: le eritrine, le palme di corso Piersanti Mattarella, di Villa Rosina e di via dei Grandi Eventi, i ficus di piazza La Rocca, di via dell’Oca e della Marina, oltre alle potature in via Conte Agostino Pepoli. Prima delle dimissioni, Barbara aveva anche chiesto uno studio di stabilità degli alberi e più volte sollecitato la nomina di un agronomo, indicando proprio il trapanese Riccardo Maltese, collaboratore del professor Raimondo dell’Orto Botanico di Palermo. Una proposta rimasta senza risposta fino alla sua uscita dall’amministrazione.
Oggi la svolta: la manutenzione è affidata a Maltese e a Filippo Salerno, che coordineranno le potature. «Non c’è alcun bisogno di abbattere le eritrine – spiega Salerno –. Questi alberi sono come persone anziane: splendidi ma fragili e hanno bisogno di attenzioni continue». Due squadre sono già al lavoro: «Una a piazza La Rocca e l’altra in via Senatore D’Alì – precisa Salerno –. Domani mattina (oggi per chi legge ndr) inizieremo ad abbassare le piante di piazza Vittorio Veneto».
Il tecnico ha poi segnalato altre criticità: «In via Virgilio e in piazza La Rocca ci sono alberi che stanno per raggiungere le abitazioni, mentre in via Senatore D’Alì i rami sono talmente sviluppati che gli autobus non riescono più a passare».
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