Abusivismo. Alcamo investe sulle demolizioni, ma il governo punta sempre sui condoni
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Il Comune di Alcamo fa quello che in Sicilia pochissimi fanno davvero: demolisce. O almeno ci prova, investendo risorse proprie e avviando procedure che, nel resto dell’Isola, spesso restano ferme sulla carta. L’amministrazione guidata da Domenico Surdi ha infatti stanziato 1,2 milioni di euro per avviare un nuovo ciclo di demolizioni di immobili abusivi, dopo decenni di gare andate deserte.
Un impegno raro, soprattutto in un momento in cui a livello nazionale si discute di semplificazioni edilizie e nuove forme di sanatoria, mentre a Roma il governo lavora al nuovo Codice dell’edilizia, che promette procedure più facili, digitalizzazione dei titoli e meccanismi di “silenzio-assenso” più forti. Un provvedimento che l’opposizione e Legambiente temono possa trasformarsi nell’ennesima porta aperta a condoni mascherati.
Il piano di Alcamo
Il Comune ha deciso di sottoscrivere un accordo quadro quadriennale per individuare una ditta che si occupi delle demolizioni. Il valore dell’affidamento supera gli 800 mila euro, a cui si aggiungono circa 410 mila euro inseriti nelle annualità 2025-2027.
Si parla di centinaia di immobili da abbattere, molti dei quali già presenti nella lunga lista delle ordinanze rimaste inattuate negli anni: case a ridosso della costa, manufatti in aree vincolate, strutture abusive mai sanate e mai demolite.
Palermo, Trapani, Caltubbo, Palmeri, Maruggi, Alcamo Marina: il territorio è pieno di costruzioni che attendono da anni un intervento. In particolare, entro i 150 metri dalla battigia – dove vige il divieto assoluto di edificazione sin dal 1976 – si concentra un numero altissimo di abusi.
La Sicilia prova a invertire la rotta
Alcamo si muove con risorse proprie, ma non tutti i Comuni vogliono e possono. Per questo el disegno di legge della manovra di stabilità all'Ars arriva il tentativo – condiviso da M5S, Pd, Legambiente e Anci Sicilia – di potenziare il Fondo di rotazione per le demolizioni, oggi fermo a 500 mila euro l’anno.
Una cifra considerata ridicola dagli operatori del settore: con 500 mila euro si demoliscono appena una ventina di immobili in tutta la Sicilia. Per questo è stato depositato un emendamento che chiede di portare la dotazione a 5 milioni di euro annui, per arrivare ad almeno 180 demolizioni l’anno nel triennio 2026-2028.
«Abbiamo perso quasi il 9% della costa siciliana negli ultimi 35 anni a causa dell’abusivismo» ricorda Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia. «Servono risorse vere per restituire naturalità a spiagge e aree protette e per dare un segnale ai cittadini onesti».
Il contesto nazionale: tra semplificazioni e timori di nuovi condoni
Intanto a Roma il Consiglio dei ministri ha approvato la delega per il nuovo Codice dell’edilizia. Il governo parla di semplificazione, digitalizzazione, fascicolo digitale degli edifici e tempi certi. Ma per ambientalisti e opposizione il rischio è altro: una nuova stagione di condoni.
Il deputato di Avs Angelo Bonelli è netto: «Il silenzio-assenso sugli abusi è una follia. Sanerà immobili perfino in aree a rischio idrogeologico».
Dalla maggioranza, invece, il sottosegretario Tullio Ferrante (Forza Italia) esulta: «Una riforma che rilancia il settore immobiliare e mette ordine dopo anni di immobilismo».
La pressione politica sulle sanatorie
Nel frattempo, nella manovra nazionale sono sopravvissute diverse norme che riaprirebbero, di fatto, i condoni del 1985 e del 2003, riducendo sanzioni e ampliando le possibilità di sanatoria per tettoie, portici, logge e trasformazioni interne.
Un contesto che stride con il lavoro dei Comuni che provano ad applicare la legge, come Alcamo, dove – nonostante minacce e resistenze – si va avanti con demolizioni, sequestri e recupero delle aree.
Il nodo delle risorse e dei Comuni in dissesto
Infine, un dato che dice tutto: il 19% appena delle ordinanze di demolizione emesse tra 2003 e 2024 è stato eseguito.
La ragione è quasi sempre la stessa: mancanza di personale, procedure complesse e soprattutto soldi.
Lo spiega bene Mario Emanuele Alvano, segretario di Anci Sicilia: «Abbattere un immobile costa decine di migliaia di euro. I Comuni non possono farlo se non hanno un capitolo specifico».
Molti Comuni siciliani, travolti dal dissesto finanziario, non possono nemmeno avviare le procedure, e questo paradossalmente alimenta nuovo abusivismo: tanto “nessuno verrà mai a demolire”.
In questo scenario, la scelta di Alcamo di stanziare 1,2 milioni di euro non è solo un atto amministrativo: è una dichiarazione politica.
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