Ecomafie, il dossier: Trapani sorvegliata speciale
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In Italia cresce senza sosta l'attacco delle ecomafie all'ambiente. E la Sicilia, come ogni anno, non fa eccezione. Lo certifica il nuovo rapporto "Ecomafia 2025" pubblicato da Legambiente, che fotografa una situazione allarmante: nel 2024 si sono registrati 40.590 reati ambientali, con un incremento del 14,4% rispetto all'anno precedente. Una media di oltre 111 reati al giorno, 4,6 ogni ora, in ogni angolo del Paese. Il tutto per un giro d'affari illegale che tocca quota 9,3 miliardi di euro.
La Sicilia si conferma al terzo posto nella classifica nazionale per numero di illeciti ambientali, preceduta da Campania e Puglia. Nell'Isola si registra una pericolosa concentrazione di reati connessi alla filiera del cemento, agli abusi edilizi, alla gestione illecita dei rifiuti e ai reati contro il patrimonio culturale e ambientale.
Trapani e provincia: infiltrazioni, rifiuti e cemento illegale
Nel territorio trapanese, in particolare, i dati di Legambiente descrivono un contesto fragile e vulnerabile. Nonostante non compaia tra le prime dieci province per numero assoluto di reati, Trapani continua a essere considerata una provincia a rischio per la presenza di interessi mafiosi nel settore ambientale. L'abusivismo edilizio, soprattutto nelle aree costiere, e la cattiva gestione dei rifiuti sono fenomeni ancora diffusi, insieme alla pressione speculativa su aree sottoposte a vincoli paesaggistici o archeologici.
Anche in provincia si registrano reati contro la fauna selvatica, incendi dolosi e attività sospette in zone protette. Il ciclo del cemento illegale resta uno dei business più redditizi per la criminalità
ambientale organizzata, come dimostrano le inchieste passate che hanno coinvolto imprenditori e pubblici amministratori.
Corruzione e appalti pubblici: la mafia dell'ambiente cambia pelle
Nel dossier, particolare attenzione viene riservata alla corruzione negli appalti pubblici legati all'ambiente. Legambiente ha censito 88 inchieste condotte tra il maggio 2024 e l'aprile 2025, con un incremento del 17,3% rispetto all'anno precedente. Ben 862 le persone denunciate. La Sicilia figura anche in questa graduatoria, con 8 inchieste registrate. Le irregolarità riguardano la gestione del servizio rifiuti, gli impianti di depurazione, le bonifiche ambientali e l'autorizzazione per impianti industriali.
I dati regionali dimostrano che la mafia ambientale si evolve: non più solo sversamenti e abusi, ma anche penetrazione nel tessuto istituzionale e nelle procedure amministrative, condizionando scelte pubbliche e ottenendo vantaggi indebiti.
Una crisi democratica, non solo ecologica
«I dati di Ecomafia e gli straordinari contributi delle forze dell'ordine e degli enti di controllo – ha dichiarato Enrico Fontana, responsabile dell'Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente – testimoniano una distribuzione capillare dell'illegalità ambientale lungo tutto lo Stivale, con forti pressioni soprattutto nel Mezzogiorno. Ma la vera minaccia è la pervasività della corruzione che mina la democrazia, l'efficienza della spesa pubblica e la fiducia dei cittadini».
La provincia di Trapani non è immune da questa tendenza. Le infiltrazioni nei settori strategici come gestione dei rifiuti, edilizia e opere pubbliche pongono interrogativi urgenti sulla capacità delle istituzioni locali di garantire trasparenza e legalità.
Una proposta per fermare l'emergenza: il Clean Industrial Deal
Per arginare l'escalation di reati ambientali, Legambiente lancia dodici proposte operative, a cominciare dal recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente entro il 2026, il potenziamento dei controlli ambientali e la definizione di un piano nazionale contro l'abusivismo edilizio.
«Solo con il completamento della riforma di civiltà avviata con la legge 68 del 2015 sugli ecoreati – ha detto il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – otterremo quel livello di sicurezza nazionale che invochiamo da più di 30 anni». Il dossier è stato presentato all'interno della nuova campagna "Clean Industrial Deal made in Italy", un progetto per un modello di sviluppo competitivo ma rispettoso dell’ambiente e delle regole.
Trent'anni senza De Grazia
L'edizione 2025 del rapporto Ecomafia è dedicata alla memoria del Capitano di fregata Natale De Grazia, morto nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti di navi cariche di rifiuti tossici nel Mediterraneo. A trent'anni dalla sua scomparsa, il suo esempio resta un monito per chi combatte ogni giorno l'illegalità ambientale.
Una battaglia di civiltà, anche in Sicilia
La fotografia scattata da Legambiente mostra che la Sicilia continua a essere un laboratorio di ecomafie, ma anche un possibile laboratorio di riscatto. Con un controllo più efficace del territorio, maggiore trasparenza negli appalti e un ruolo più attivo dei cittadini, la lotta all'illegalità ambientale può diventare anche un'occasione per riformare le istituzioni e ridare dignità al paesaggio e al futuro dell'Isola.
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