Trapani, Antonini rivuole i 3,5 milioni spesi sullo Stadio Provinciale
Il presidente del FC Trapani 1905, Valerio Antonini, ha rotto gli indugi e con una diffida formale inviata al presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, Salvatore Quinci, ha chiesto il riconoscimento dei 3,5 milioni di euro investiti tra il 2023 e il 2024 per la riqualificazione e la messa a norma dello Stadio Provinciale. Una cifra che, secondo il club, ha consentito di portare l’impianto agli standard richiesti per i campionati professionistici, ma che non ha ancora trovato un corrispettivo contrattuale da parte dell’Ente proprietario.
La diffida, inviata il 22 settembre e firmata dal patron, parla senza mezzi termini di “inerzia dell’Ente” e paventa l’ipotesi di arricchimento senza causa. Antonini non si limita alla denuncia: concede al Consorzio un termine perentorio di sette giorni per presentare una proposta formale di estensione della convenzione, chiedendo che la durata non sia inferiore a dieci anni. Diversamente, il club annuncia di essere pronto a portare la questione in tribunale, con azioni civili e contabili per recuperare le somme e ottenere un risarcimento per i danni subiti, inclusi quelli reputazionali ed economici.
Nella lettera vengono ricordati anche i passaggi più controversi della gestione precedente degli uffici del Consorzio, con riferimento a “funzionari oggi indagati per reati contro la pubblica amministrazione” che avrebbero imposto al Trapani convenzioni annuali, nonostante fossero in corso investimenti milionari. Una precarietà contrattuale che, secondo la società, ha pesato anche sulla gestione dei servizi accessori, come le bollette intestate al club, utilizzate pubblicamente come elemento di polemica senza considerare le responsabilità dell’Ente.
La mossa di Antonini non arriva in un vuoto, ma dentro un quadro già incandescente. Sul fronte del basket, infatti, resta aperta la battaglia sul Pala Daidone, ribattezzato Pala Shark, dove il Comune di Trapani ha deciso di affidare a due avvocati romani, Harald Bonura e Giuliano Fonderico, un parere pro veritate sulla validità della convenzione stipulata il 28 settembre 2023. Una delibera, la n. 348/2025, approvata dalla Giunta il 16 settembre, che ha spaccato le istituzioni: Revisori dei conti contrari, Giunta compatta nell’andare avanti, dichiarando l’atto immediatamente esecutivo.
Il nodo è la trasformazione societaria della Trapani Shark, avvenuta il 13 giugno 2024, quando la società è passata da SSD a SRL per potersi iscrivere al campionato di Serie A. Per il Comune questo passaggio mina la convenzione trentennale che prevedeva la gestione gratuita del palazzetto in cambio di investimenti e attività sociali “non a fine di lucro”. Per Antonini, invece, non cambia nulla: la continuità giuridica della società è garantita, come chiarito dal Consiglio Nazionale del Notariato con uno studio diffuso nell’agosto 2025, secondo cui la trasformazione non estingue i diritti acquisiti e non interrompe le convenzioni. “Non si chiude un ente per aprirne un altro”, recita il parere.
In città, insomma, si giocano due partite parallele: da una parte il calcio, che rivendica i milioni spesi nello stadio e chiede un accordo lungo e stabile; dall’altra il basket, che difende la legittimità della concessione trentennale del Pala Shark.
Alla luce di tutto questo, appare evidente che Antonini per il calcio vuole garanzie contrattuali e la copertura degli oneri sostenuti; per il basket chiede che il Comune riconosca la validità della convenzione nonostante la trasformazione societaria. Il caso del Pala Daidone rischia così di diventare un precedente decisivo: se il Comune accettasse che la convenzione rest valida, questa posizione rafforzerebbe anche le pretese del FC Trapani sul Provinciale.
Il punto debole resta la trasformazione societaria: un atto legittimo e obbligato dalle normative sportive, ma che può avere conseguenze concrete sulle concessioni pubbliche. È un terreno scivoloso, dove servono chiarezza amministrativa e interpretazioni univoche, per evitare che ogni passaggio diventi occasione di contenzioso.
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