Processo "Blu Wave": l'appello conferma nove condanne per i contrabbandieri
Un’assoluzione e nove conferme di condanne, seppur con sette riduzioni delle pene inflitte in primo grado, sono state sentenziate dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo (presidente Sergio Gulotta) nel processo scaturito dall’indagine “Blu Wave” (contrabbando di sigarette), condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dai magistrati degli uffici italiani di “Eppo”, la Procura europea che indaga sui reati che “ledono gli interessi finanziari dell’Ue”. Secondo l’accusa, tra il maggio 2019 e novembre 2021, oltre 23mila tonnellate di sigarette estere sarebbero arrivate, via mare, dalla Tunisia sulle coste tra Marsala, Mazara del Vallo e Campobello di Mazara. Per, poi, essere vendute sui banchi del mercato palermitano di Ballarò.
L’evasione d’imposta sarebbe stata di oltre 10 milioni di euro. In primo grado, il processo si è svolto in abbreviato davanti il gup di Palermo Giuliano Castiglia, che il 22 dicembre 2022 la pena più severa (8 anni e 2 mesi) l’ha inflitta a Bartolomeo Bertuglia, 57 anni, di Campobello di Mazara, sottufficiale in servizio alla Capitaneria di Porto di Palermo, arrestato per contrabbando il 9 novembre 2021, a cui la pena è stata ridotta a 5 anni e 8 mesi. Sconti di pena anche per Antonino Lo Nardo, 50 anni, di Palermo (da 7 anni e mezzo a 5 anni), ritenuto ai vertici dell’organizzazione.
Questi gli altri condannati nel dicembre 2022 dal gup Castiglia: Vito Agnello (5 anni, 4 mesi e 20 giorni), Mehdi Ammari (3 anni e 4 mesi), Francesco Bertuglia, fratello di Bartolomeo (4 anni e mezzo), Fabio Bruno (4 anni e 2 mesi), Alfredo Caruso (5 anni e 3 mesi), Giulio Di Maio (6 anni e mezzo), Mohamed Hassen Hamza (4 anni e 4 mesi). Inflitte anche multe per diversi milioni di euro. Adesso, in appello, con l’assoluzione per alcuni capi d’imputazione, oltre che Bartolomeo Bertuglia e a Lo Nardo, sono state ridotte le pene anche ad Ammari (2 anni e 11 mesi), a Bruno (2 anni e 2 mesi), a Caruso (4 anni e 7 mesi), a Di Maio (5 anni e 6 mesi), ad Hamza (3 anni e 8 mesi). Annullate diverse pene pecuniarie.
Tra i condannati in primo grado dal gup Castiglia, in appello è stato assolto “per non avere commesso il fatto” soltanto Giacomo Giuseppe Licata, 59 anni, di Campobello di Mazara, al quale, in primo grado, erano stati inflitti 4 anni e 4 mesi. A difenderlo è stato l’avvocato Luigi Pipitone, del foro di Marsala, che è riuscito a convincere i giudici dell’innocenza del suo cliente. A difendere gli imputati, oltre a Luigi Pipitone, sono stati gli avvocati Gaetano Turrisi, Alessandro Casano, Monica Genovese, Giuseppe Ferro di Gibellina, Ludovico Bisconti, Vincenzo Forti, Giuseppe Pantaleo, Domenico Trinceri, Salvatore Di Maria, Filippo Maria Gallina, Paola Rubino, Giuseppe Tumbiolo e Giuseppe De Luca.
L’inchiesta, coordinata dai procuratori europei delegati Gery Ferrara e Amelia Luise, è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo, che nella notte tra il 29 e il 30 novembre hanno fermato 13 persone, denunciandone altre due, appartenenti a due gruppi criminali differenti ma collegati tra loro. Sequestrate anche alcune auto e altri veicoli per il valore di 150 mila euro, compreso il rimorchiatore “Totò” di proprietà di Bartolomeo Bertuglia. Il sistema di trasporto delle “bionde” prevedeva l’invio via mare della merce su “navi madre” che poi, al limite delle acque territoriali, si incontravano con natanti di piccole dimensioni provenienti dall’Italia, sui quali venivano trasbordate le casse. In primo grado, sono stati assolti cinque imputati: Mohamed Baili, Said Hamza, Samir Kacem, tutti difesi dall’avvocato Alessandro Casano, Calogero Stassi e Walid Mirghili. Nel corso di questi anni, l’indagine delle Fiamme Gialle si è incrociata con altri sequestri eseguiti a bordo di pescherecci fermati a ridosso delle coste trapanesi. Come il 21 novembre 2019, quando i finanzieri hanno inseguito e fermato il motopesca Yassin, una cosiddetta “nave madre” con a bordo sei “sedicenti egiziani” e un libico. Nella stessa operazione, coordinata dalla Procura di Marsala, furono fermate altre quattro imbarcazioni, con a bordo circa quattromila chili di sigarette (marca Oris e Pine) e una valigia con 170mila euro in contanti. Già in quei mesi, tuttavia, gli organizzatori dei traffici erano già sotto intercettazione.
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