Alcamo, incarico esterno da 15mila euro per la comunicazione: è polemica
Città che vai, esperto in comunicazione che trovi.
Ad Alcamo scoppia la polemica politica attorno alla decisione del sindaco Domenico Surdi di affidare un incarico di esperto in comunicazione a una figura esterna all’amministrazione comunale. Con determinazione dirigenziale n. 221 del 26 settembre 2025, il Comune ha formalizzato la nomina del dott. Mario Calvaruso, chiamato a supportare il sindaco nella definizione e nell’attuazione delle strategie di comunicazione pubblica, con particolare attenzione ai canali digitali e all’integrazione con gli strumenti tradizionali.
L’incarico decorre dal 1° ottobre 2025 al 31 dicembre 2026, per un compenso complessivo di 15.000 euro, da liquidare trimestralmente, con copertura finanziaria su specifici capitoli di bilancio dedicati alla comunicazione istituzionale e alla comunicazione pubblica ex legge 150/2000.
Secondo il disciplinare, Calvaruso dovrà presidiare le strategie digitali, pianificare e monitorare le azioni comunicative dell’ente, in coerenza con gli indirizzi fissati dal DUP 2025/2027 e con la normativa nazionale in materia di comunicazione pubblica.
Le critiche delle opposizioni
Contro la scelta del sindaco si sono schierate le forze di opposizione — Democrazia Cristiana, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Siamo Alcamo e Alba — che in una nota congiunta parlano di “decisione inopportuna e di dubbia legittimità”.
Le opposizioni richiamano la legge 150 del 2000, che stabilisce come le attività di informazione e comunicazione debbano essere svolte da personale interno alle pubbliche amministrazioni, e solo in assenza di figure adeguate si possa ricorrere a professionalità esterne.
“Nel Comune di Alcamo — sottolineano — vi sono dipendenti con competenze e profili professionali idonei a svolgere tale funzione. Ricorrere a un incarico esterno non solo è ingiustificato, ma rischia di configurarsi come un atto poco trasparente”.
Il tempismo della nomina, a poco più di un anno e mezzo dalle elezioni comunali, viene inoltre visto come un segnale sospetto: “Sorge il dubbio che l’incarico possa essere funzionale più a una futura campagna elettorale che a una reale esigenza amministrativa”, scrivono i gruppi consiliari, annunciando richiesta di accesso agli atti e possibili iniziative nelle sedi competenti.
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