Il pub per non emigrare più. Il sogno spezzato di Paolo, ecco come è stato ucciso
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Poteva emigrare, come tanti giovani siciliani. Era partito per gli Stati Uniti, aveva trovato lavoro e imparato il mestiere di barman. Ma suo padre non lo voleva lontano, non voleva che diventasse l’ennesimo figlio costretto a lasciare la Sicilia. Così, per farlo tornare, gli comprò un locale nel centro di Palermo.
Davanti a quel locale, nella notte tra sabato e domenica, Paolo Taormina, 21 anni, è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa.
C’è rabbia a Palermo. Rabbia e dolore. Perché Paolo, dicono tutti, “era un ragazzo perbene, lavoratore, educato, con il sorriso sempre addosso”.
La città si interroga ancora una volta sulla violenza che dilaga tra i giovani, sulla sicurezza sempre più precaria e su una movida che troppo spesso si trasforma in tragedia.
Il delitto davanti al pub di famiglia
È accaduto intorno alle 3 di notte, davanti al pub O Scruscio, in via Spinuzza, nel cuore della movida. Paolo è intervenuto per calmare una lite tra alcuni ragazzi, quando Gaetano Maranzano, 28 anni, dello Zen, ha estratto una pistola e gli ha sparato alla tempia.
A raccontarlo sono i familiari, distrutti dal dolore.
«Paolo è uscito per dire “ragazzi calmatevi, ci dobbiamo solo divertire” — spiega un cugino —. Quell’uomo gli ha puntato la pistola in testa e ha fatto fuoco. Tutto davanti alla madre, alla sorella e al fratellino di sei anni».
La mamma, Fabiola Galioto, ha assistito alla scena e ha cercato di tamponare la ferita del figlio con le mani. La sorella, Sofia, ha provato a inseguire l’assassino. «L’ho visto puntargli la pistola alla tempia — racconta — poi ha tirato una bottiglia contro la fidanzata di Paolo e ha puntato l’arma anche contro di me. È scappato via come un codardo».
Il sogno spezzato
Paolo era tornato dagli Stati Uniti appena un anno fa. Il padre, Giuseppe, gli aveva comprato il locale per dargli un futuro a Palermo. «Per colpa mia mio figlio è morto» continua a ripetere tra le lacrime.
Un destino crudele: quel pub, simbolo di una speranza, si è trasformato nel luogo della tragedia.
L’indagine e il movente
Maranzano è stato fermato dai carabinieri allo Zen. Davanti ai magistrati ha ammesso di aver sparato, sostenendo che la vittima “aveva importunato la sua compagna mesi fa”. Un movente che non convince gli inquirenti, che stanno verificando la dinamica grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza.
La pistola calibro 9, usata per l’omicidio, è stata trovata in casa dell’indagato. Maranzano, figlio di un uomo già detenuto per tentato omicidio, ha dichiarato ai pm: “La porto sempre con me, Palermo è una città violenta”.

Palermo sconvolta
Fuori dalla camera mortuaria del Policlinico, la folla non si è mai dispersa. Amici, parenti, semplici cittadini. Tutti stretti attorno ai familiari di Paolo.
“Migliaia di persone” — raccontano — si sono già riunite per una fiaccolata silenziosa che ha attraversato il centro di Palermo fino al locale della famiglia Taormina.
Il sindaco Roberto Lagalla ha disposto l’allestimento della camera ardente al PalaOreto, mentre la Regione Siciliana ha annunciato un incontro con il ministro dell’Interno per affrontare il tema della sicurezza.
Allarme sicurezza
Il delitto di Paolo Taormina arriva dopo una lunga scia di violenze. A Monreale, pochi mesi fa, tre ragazzi sono stati uccisi in una sparatoria; ora, un altro giovane perde la vita nel cuore della città.
Le opposizioni all’Ars chiedono un piano straordinario per Palermo. «Serve un intervento immediato dello Stato — affermano i deputati regionali —. La città è allo sbando, servono più controlli, più agenti e più prevenzione».
Intanto, la madre di Paolo continua a ripetere: «Scrivetelo chi era mio figlio. Scrivetelo, perché chi l’ha ucciso non lo conosceva. Se lo avesse conosciuto, non lo avrebbe mai fatto».
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