WWF rilancia il Parco tra Egadi e costa trapanese, ma Favignana frena
C’è un parco nazionale che da quasi vent’anni esiste solo sulla carta. È il Parco delle Isole Egadi e del Litorale Trapanese, previsto da una legge del 2007 ma mai decollato. Oggi il WWF torna a rilanciare il progetto e chiede che si facciano i primi passi concreti: il Ministero dell’Ambiente deve incaricare ISPRA, l’istituto scientifico, di preparare la perimetrazione, e la Regione Siciliana deve aprire il confronto con i Comuni.
“Sbloccare la situazione è necessario – ha spiegato Gaetano Benedetto, presidente del Centro Studi WWF –. Da 18 anni abbiamo un parco previsto dalla norma ma mai realizzato. Chiediamo che Ispra prepari la perimetrazione e che venga proposta alla Regione per avere finalmente un oggetto su cui confrontarsi”.
Non un vincolo nuovo, ma unire ciò che già c’è
Il WWF chiarisce che non si tratta di imporre nuovi vincoli dall’alto, ma di dare coerenza a un sistema già esistente. In provincia di Trapani ci sono infatti tante aree già tutelate: le aree della Rete Natura 2000 (SIC e ZPS), le riserve naturali regionali delle saline di Trapani e Paceco e dello Stagnone di Marsala, e l’Area Marina Protetta delle Egadi, che da sola copre quasi 54 mila ettari di mare.
“La nostra non è una proposta rivoluzionaria, ma di buon senso – ha aggiunto Benedetto –. Parliamo di un ammagliamento, una cucitura: mettere insieme aree già protette e gestirle in modo unitario. Così si crea un sistema coerente che dà forza al territorio e lo rende riconoscibile anche in termini di marketing territoriale”.
Le mappe mostrate dal WWF evidenziano come queste tutele siano oggi sparse “a macchia di leopardo”, senza un coordinamento unico. Il Parco servirebbe proprio a trasformare tanti pezzi separati in un unico mosaico, capace di rafforzare la tutela ma anche lo sviluppo economico legato al turismo e all’agricoltura sostenibile.
Favignana frena: Pagoto apre alla gestione integrata
Sul futuro del Parco la voce che conta è quella del sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, che non chiude la porta ma frena sui confini immaginati finora.
“Non esiste alcuna contrarietà di parte oppure preconcetta al Parco. Che però, così come è stato pensato, non può andare, volendo unire aree diverse e lontane”.
Per Pagoto la strada è un’altra: una gestione integrata della fascia costiera, come prevista dalla Convenzione di Barcellona, che unisce mare e terra con un approccio sostenibile, senza forzature.
È un tono diverso rispetto a quello dell’ex sindaco Francesco Forgione, che si era detto molto più critico e parlava di un progetto in grado di “cancellare l’autonomia dell’arcipelago”. Pagoto invece lascia aperta la discussione: niente “no” assoluto, ma la richiesta di regole più chiare e di un perimetro che rispetti le peculiarità delle Egadi.
Cosa resta fuori dal Parco
La proposta del WWF, tuttavia, non include tutto. Per evitare conflitti vengono esclusi i porti di Trapani e Marsala, l’aeroporto di Birgi e i centri abitati di Favignana, Levanzo e Marettimo. In questo modo, spiegano gli ambientalisti, si garantisce che le attività strategiche e urbane non siano toccate, mentre il Parco si concentrerebbe sulle zone naturali e agricole, quelle che hanno bisogno di tutela e che possono diventare motore di turismo sostenibile.
“Noi non mettiamo dentro il Parco le aree urbane, né i porti, né l’aeroporto – ha chiarito Benedetto –. Il progetto riguarda i contesti naturalistici e agricoli, con una zonizzazione intelligente che permetta attività sostenibili e valorizzi quelle più virtuose”.
I vantaggi per l’economia e il turismo
Il WWF insiste sul fatto che il Parco non sia solo conservazione ma anche opportunità economica. “Un parco porta identità, turismo sostenibile, ospitalità, buon cibo e buon vino. Un turista sceglie un posto perché trova qualcosa di diverso da casa sua. Mettere insieme mare e costa rende più forti Trapani, Marsala e le Egadi. Vincono tutti”, ha detto Benedetto.
L’idea è che il Parco diventi una leva per attrarre fondi nazionali ed europei, promuovere i prodotti locali, rafforzare l’immagine delle saline, delle lagune, delle coste e delle isole. Non solo: un ente unico che gestisce mare e terra permetterebbe di coinvolgere direttamente anche i pescatori e chi vive di mare nelle scelte di pianificazione.
“Le procedure a terra sono molto più partecipate di quelle a mare – ha ricordato Benedetto –. Se le due cose vengono gestite insieme, anche il mare diventa parte di un processo condiviso e questo rafforza la tutela ma anche la fiducia delle comunità locali”.
E adesso?
Oggi si parla di circa 89 mila ettari di estensione potenziale, ma lo stesso WWF precisa che i numeri non sono decisivi: “Se sono mille ettari in più o in meno non è questo il punto. L’importante è avere finalmente un sistema coerente”.
La palla passa ora al Ministero e alla Regione. Solo con l’incarico a ISPRA si potrà avere una mappa ufficiale e un vero tavolo di confronto. Dopo quasi vent’anni di attesa, il WWF rilancia: il Parco non è un vincolo imposto, ma una chance per un territorio che vuole crescere senza perdere la sua identità.
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