Cartolina da Marsala: il “nuovo” macello. Un monumento all’abbandono
C’è un luogo, alla periferia di Marsala, dove il tempo sembra essersi fermato. È il “nuovo” macello comunale di contrada San Silvestro, in via Favara: 25 mila metri quadrati di superficie, 2 mila di magazzini, un investimento da miliardi delle vecchie lire. Mai entrato in funzione.
Oggi è un luogo spettrale. Il cancello arrugginito, i vetri infranti, i segni del tempo e dei vandali. Dentro, ci vive qualcuno. Sì, il macello comunale di Marsala è diventato una casa abusiva. La città ha costruito un mattatoio che non ha mai macellato nulla, ma che adesso ospita – ironia della sorte – chi non ha più un tetto.
Il paradosso è servito: un’opera pubblica mai utilizzata, costata tanto, che da decenni il Comune cerca invano di vendere. È inserita nell’elenco dei beni da dismettere, valore stimato 2,3 milioni di euro, “trattabili”, come si legge nelle carte. Ma nessuno lo vuole.
E dire che le idee, nel tempo, non sono mancate. L’ex sindaco Renzo Carini tentò di concederlo a un consorzio di cantine, per farne un magazzino di stoccaggio. Poi, più di recente, arrivò la proposta visionaria di trasformarlo in una sorta di “Amazon del vino”: un grande marketplace digitale delle cantine siciliane, annunciato con entusiasmo al Vinitaly. Doveva essere il simbolo della rinascita produttiva. È rimasto un titolo di giornale.
Nel 2021 l’allora assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo Turano, assicurava a Tp24: “L’ex mattatoio comunale di Marsala è inserito nell’area Zes della Sicilia occidentale”. Anche di questo non si è saputo più nulla.
Intanto, il vecchio macello – quello vero, in centro, vicino la Salinella – inaugurato nel 1900, è stato recuperato per ospitare la scuola dell’infanzia comunale “Giardino d’Infanzia Baccelli”. Un esempio virtuoso di riuso, che rende ancora più amaro il confronto con la cattedrale nel deserto di San Silvestro.
Marsala, città da cartolina, continua a collezionare monumenti all’abbandono. E questo, il “nuovo” macello, è forse il più simbolico di tutti: un’opera pubblica costruita per dare vita... e finita invece a marcire nel silenzio.
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