Castelvetrano, è morta Amira: “Ha insegnato a tutti il valore della vita"
Castelvetrano piange Amira K., una giovane donna di 32 anni che, dal suo letto di degenza, aveva saputo costruire un mondo di relazioni, affetto e partecipazione, diventando per molti un simbolo di coraggio, civismo e amore per la vita.
A darne notizia è stato il sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini, con un messaggio toccante:
“Ieri sera si è spenta Amira, una nostra concittadina che, a causa di un gravissimo incidente, sin dall’infanzia era costretta a vivere a letto, assistita da sofisticati macchinari che le permettevano di interagire sui social con il mondo esterno.
Amira ha saputo fare di questa possibilità un dono per tutti, manifestando sui social un costante interesse e un profondo affetto verso la nostra comunità.
Grazie, Amira, per la straordinaria lezione di civismo, di energia e di coraggio che ci hai impartito dal tuo letto di sofferenza, ma anche di infinita voglia di vivere, partecipare e amare.”
Amira era diventata nota in città già nel 2012, quando la comunità di Castelvetrano si mobilitò per donarle un puntatore oculare, un sofisticato dispositivo medico che le consentiva di scrivere e comunicare con il movimento degli occhi.
Quel progetto nacque grazie all’impegno dell’associazione Liuda, presieduta da Daniela Denaro, e al sostegno dell’allora amministrazione comunale, delle scuole del territorio e di centinaia di cittadini. In pochi giorni fu organizzata una grande raccolta fondi con eventi sportivi, musicali e culturali, che permise di acquistare l’apparecchiatura, restituendo ad Amira una voce e una finestra sul mondo.
Col tempo, Amira aveva trasformato quella tecnologia in uno strumento di socialità e speranza. Dalla sua stanza, collegata ai social, seguiva la vita della città, partecipava alle discussioni, incoraggiava i più giovani, ringraziava pubblicamente i medici e i volontari che l’assistevano.
Per molti, la sua presenza silenziosa ma costante rappresentava una lezione di forza e dignità.
Amira era rimasta paralizzata dopo un terribile incidente stradale avvenuto quando aveva appena due anni. Viveva assistita 24 ore su 24 da apparecchi di respirazione artificiale e da operatori specializzati, ma non si era mai arresa. Aveva continuato a studiare, a informarsi, a coltivare interessi e legami, trasformando la sua condizione in un esempio di resilienza.
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