C’è un luogo a Marsala dove il tempo si misura in generazioni e non in anni. Dove le bottiglie parlano in stile Liberty e le botti custodiscono segreti che profumano di Grillo e di lungimiranza. Benvenuti nelle cantine Curatolo Arini, che quest’anno celebrano 150 anni di attività ininterrotta. È l’azienda produttrice di Marsala più antica ancora gestita dalla famiglia del fondatore: un record che, in una terra di grandi storie ma anche di grandi dispersioni, non è affatto scontato.
Il trisavolo femminista (ante litteram)
Tutto inizia nel 1875, quando Vito Curatolo trasforma la sua casa di campagna in un’azienda vinicola. Ma non si limita a fondarla: compie un gesto rivoluzionario per l’epoca. Chiama l’azienda Curatolo Arini, unendo al suo cognome quello della madre. Un omaggio familiare che oggi definiremmo “inclusivo”, ma che nell’Italia postunitaria era davvero insolito. Come dire: mentre il Paese cercava di “fare gli italiani”, Vito pensava già alle quote rosa.
Alla sua morte, nel 1896, è la moglie Rosa a raccogliere il testimone. In un mondo dominato dagli uomini, guida l’impresa con determinazione, introduce innovazioni tecniche e commerciali e — dettaglio non trascurabile — assume la prima donna contabile della zona, quando le donne non avevano ancora diritto di voto.
I primati che contano
Curatolo Arini è un’azienda di primati veri. È stata la prima cantina della zona a dotarsi di impianti di refrigerazione per controllare la temperatura di vinificazione — una rivoluzione in un clima capace di trasformare la vendemmia in una sauna alcolica.
Nel 1932 installa il primo gruppo elettrogeno, anticipando quella che sarebbe poi diventata l’avventura industriale della famiglia Ombra e dell’azienda Ausonia, pioniera nella produzione di generatori a Marsala. E nel 1975 porta il marketing del vino in Sicilia, quando il termine stesso suonava ancora esotico: non solo bottiglie spedite all’estero, ma strategie commerciali vere, pensate per costruire un brand internazionale.
Etichette d’autore
Già nel 1880, Vito Curatolo affida la creazione delle etichette allo studio dell’architetto Ernesto Basile, il maestro del Liberty siciliano. Le decorazioni floreali, l’eleganza lineare e il gusto art nouveau sono rimasti gli stessi per oltre un secolo, un caso di branding ante litteram che oggi farebbe la gioia di qualsiasi agenzia creativa.
La quinta generazione e la sfida del futuro
Oggi a guidare l’azienda sono Riccardo e Alexandra Curatolo, quinta generazione. Riccardo, direttore generale, racconta con orgoglio che in azienda lavorano “venti famiglie” e che questa responsabilità “ti accompagna anche di notte”. Alexandra, responsabile marketing, lavora sull’immagine, sulla comunicazione e sull’enoturismo, con l’obiettivo di “rendere il Marsala attrattivo anche per i più giovani”.
La sfida è svecchiare la tradizione senza tradirla, raccontare un vino che non è solo “da cucina”, ma un simbolo identitario e culturale.
Il Marsala che rinasce
Per Riccardo Curatolo “il Marsala tornerà ad avere un suo spazio nei mercati nazionali e internazionali”, grazie alla rinascita del Consorzio per la Tutela del Vino Marsala, ricostituito nel 2022 e oggi composto da 17 aziende storiche, da Florio a Pellegrino, da Lombardo a Intorcia. “È un impegno di squadra — spiega — perché la voce di molti fa più rumore di quella di uno solo”.
Il baglio dove il tempo diventa vino
Il cuore dell’azienda è il baglio affacciato sullo Stagnone, tra muri di tufo e botti antiche. Qui nascono i Marsala Curatolo Arini e i vini autoctoni — Grillo, Inzolia, Catarratto, Zibibbo, Nero d’Avola, Syrah- Ogni anno si producono circa 2 milioni di bottiglie, metà delle quali di Marsala; il 90% va all’estero, dagli Stati Uniti al Giappone, dove il vino siciliano si sposa persino con la cucina locale.
Tradizione, famiglia e passione
“Accogliere clienti, amici e passanti in cantina è sempre un’occasione per trasmettere ciò che siamo: tradizione, famiglia e passione”, dicono oggi Riccardo e Alexandra. E qui le parole non suonano come slogan, ma come verità quotidiana.
Centocinquant’anni non si improvvisano, non si comprano, non si pubblicizzano: si costruiscono vendemmia dopo vendemmia. E se un tempo Vito Curatolo volle dare all’azienda il cognome di sua madre, oggi i suoi eredi portano nel mondo il nome di Marsala, con la stessa visione e la stessa caparbietà. Perché il futuro del vino siciliano — come la sua storia — passa sempre da chi sa tenere insieme memoria e coraggio.
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