La Sicilia non è una regione, è un film. E non è un bel film. È una pellicola tragicomica, dove il dramma della sanità che uccide, l’acqua che scarseggia anche dopo gli annunci, e l’eterna lotta contro la mafia si scontrano con un umorismo involontario che farebbe invidia a Woody Allen. Ma tranquilli, lettori: il presidente della Regione, Renato Schifani, ha trovato la soluzione a tutto, e l’ha comunicata con la solennità di un Vangelo, in un reel sui suoi canali social.
La crisi idrica? Il costo dei voli che ha trasformato un Palermo-Milano in un’odissea? Le indagini che scuotono la maggioranza regionale, trasformando l’Ars in un call center del potere? Bazzecole. Tutti problemi destinati a svanire nell’ombra della grande, monumentale notizia: sono stati trovati i soldi per finanziare il film su Biagio Conte.
Biagio Conte, per chi non è siciliano, è una figura che sfiora la santità: un missionario laico, il fratello degli ultimi, scomparso nel 2023, la cui vita è stata un inno alla solidarietà. Ecco, proprio il suo nome, purtroppo, è finito al centro di una delle vicende più singolari e grottesche del recente circo politico isolano.
Il film sulla vita di Conte, una storia che meriterebbe di essere raccontata, non era rientrato nella graduatoria della Sicilia Film Commission. Un affronto, un oltraggio, un’ingiustizia che Schifani non poteva tollerare. E così, con l’aria severa del preside che ha scoperto i fondi nascosti, il Presidente ha fatto l’annuncio trionfale.
Dopo una «verifica sui capitoli di spesa già avviata da tempo», come ha candidamente spiegato, la Giunta è riuscita a stanziare cinque milioni di euro in più per le produzioni cinematografiche in Sicilia. Trovati tra le pieghe del bilancio dell’assessorato al Turismo, con l’obiettivo dichiarato di attrarre produzioni e generare un ritorno economico, come ha subito sottolineato l’assessora Elvira Amata, la stessa che, per inciso, è finita sotto indagine per corruzione nell’inchiesta che ha terremotato la maggioranza.
Un segno di «attenzione a una figura che ha rappresentato solidarietà e speranza per la città e gli ultimi», ha spiegato Schifani, aggiungendo carne al fuoco di un turismo cinematografico che, secondo le stime, dovrebbe fruttare tre euro per ogni euro investito.
La mossa, però, ha sollevato più di un sopracciglio e non è passata inosservata a chi il bilancio lo conosce. Il parlamentare regionale del Partito democratico, Antonello Cracolici, non l’ha mandata a dire, parlando di «storia montata ad arte e di cialtroneria istituzionale». La verità, secondo Cracolici, è che nel capitolo della Film Commission i fondi erano già previsti per il 2026 e 2027, e l’annuncio sarebbe stato una pura boutade.
Insomma, mentre la Sicilia affoga in problemi strutturali che vanno dal caos dei trasporti, alla scientificità del malaffare nella sanità, il problema principale per il governo regionale è diventato, per giorni, assicurare una copertura istituzionale a un film. Un “favore” postumo a un uomo che, da vivo, è sempre stato il simbolo della libertà da ogni logica di potere.
E se il film su Biagio Conte non fosse finito tra i finanziamenti miracolosi trovati da Schifani? Poco male. C’è sempre il Pnrr. Dopotutto, l’acronimo che sta per Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza qui ha assunto un significato molto più malleabile: Piano Nazional-Regionale della Ricreazione (e del Ricalcolo dei Fondi).
Sì, perché con i soldi del Next Generation Eu, quei miliardi che dovrebbero tracciare il futuro dell’Italia, la Sicilia sta dando il meglio (o il peggio) di sé in fatto di priorità. Mentre il resto d’Europa investe in transizione ecologica e digitalizzazione spinta, l’Isola, come un vecchio zio eccentrico e benestante, sta rispolverando cimeli del passato in nome del turismo.
Prendete Marsala. Il sindaco, Massimo Grillo di Fratelli d’Italia, ha deciso di investire i preziosi fondi europei per due capolavori di sviluppo sostenibile e innovazione sociale: un ippodromo (sì, avete letto bene, corse di cavalli) e un singolare teatro all’aperto da ottocento posti in pieno lungomare. L’ippodromo, in una Sicilia dove i cavalli di battaglia sono gli asini della politica e non i purosangue, è un’idea così folle da diventare quasi geniale, se non fosse pagata con i soldi destinati a ripresa e resilienza. Una sorta di restauro emotivo del tempo che fu, spacciato per infrastruttura strategica.
Ma il vero colpo da maestro del Pnrr siciliano è arrivato da Palermo, o meglio, dalla sua Città Metropolitana. L’oggetto del desiderio non è un nuovo asilo nido, un polo tecnologico o un centro di ricerca contro il cancro. No. L’oggetto del desiderio, e di un appalto da poco più di sei milioni di euro: il restauro delle tribune della Targa Florio.
La Targa Florio è stata una gara automobilistica storica, interrotta nel 1977 a causa di un tragico incidente, e oggi ripresa come una sorta di gara-sfilata di auto d’epoca. Un mito. E oggi, con i fondi del Pnrr, le gloriose, decadenti e romanticissime tribunette di Floriopoli, nel territorio di Cerda e Termini Imerese, rinasceranno. Sei milioni per ridare lustro al passato, per celebrare un’epoca che non tornerà.
Il sindaco di Cerda, Salvo Geraci, non poteva che dirsi «contento che finalmente si intraveda la strada per una completa valorizzazione delle tribune». E come dargli torto? Dopotutto, in una Regione dove i treni si fermano e i voli costano come un intercontinentale, investire in una struttura per celebrare una corsa automobilistica di quasi mezzo secolo fa è la prova provata che qui la ripresa è intesa come un’accelerata all’indietro.
Il Governo Schifani e i suoi alleati dimostrano di avere le idee molto chiare: non si risolvono i problemi, si addobbano le macerie. Si finanziano i film dei santi (con i fondi ritrovati) e si restaurano i circuiti per le auto d’epoca (con i fondi europei). La Sicilia non è in crisi: è in una fase di restauro conservativo del proprio glorioso e inefficiente passato. E noi, in fondo, siamo solo i comparse di questo meraviglioso, costosissimo, e irresponsabile set cinematografico.
Ma non è tutto qui. Se il Pnrr siciliano non è un ippodromo e neanche un restauro di lusso, il più delle volte è una bellissima scatola vuota. Perché c’è un rischio peggiore di spendere male: non spendere affatto.
A otto mesi scarsi dalla scadenza di giugno 2026, la Regione, intesa come ente attuatore diretto, ha speso la miseria del 27,92 per cento dei quasi due miliardi di euro a disposizione. Dei 3.557 progetti che dovrebbero far rinascere la Sicilia, appena un quarto ha visto la luce.
Ci sono assessorati che sembrano usciti da un sonno profondo: l’Agricoltura si è fermata al 2,6 per cento di spesa, i Beni Culturali all’8,1 per cento (ma almeno le tribune della Targa Florio sono salve!) e, ironia della sorte, il dipartimento Acqua e Rifiuti è bloccato al 12,2 per cento dei 212 milioni a disposizione. Quelli che, per intenderci, dovrebbero risolvere la crisi idrica che ci farà disidratare in estate.
Di fronte a questo «quadro preoccupante», il presidente Schifani ha fatto quello che ogni politico siciliano fa quando la situazione sfugge di mano: ha brandito la minaccia formale. Una nuova nota è stata spedita a quattordici dirigenti generali e nove assessori, un redde rationem burocratico che ha il tono di una paternale severa e disperata.
Il governatore ha ricordato loro il «carattere prioritario e strategico» del Piano (grazie, lo avevamo intuito) e ha paventato il rischio di «forti sanzioni economiche» e, peggio ancora, la revoca dell’incarico per i dirigenti inadempienti.
È la sintesi perfetta del paradosso siciliano: da un lato, l’ossessione nel trovare cinque milioni per un singolo film a costo di stravolgere il bilancio; dall’altro, l’incapacità di spendere miliardi per infrastrutture, scuole, sanità e digitalizzazione.
La minaccia della revoca, l’affiancamento dei burocrati, la cabina di regia convocata d’urgenza: tutto inutile, se l’amministrazione regionale si muove con la lentezza e la grazia di un carro funebre.
L’unica consolazione, forse, è che quando l’Europa ci chiederà conto dei miliardi non spesi e delle sanzioni da pagare, potremo sempre fare un bel reel sui social e annunciare, fieri, che almeno il film su Biagio Conte è stato finanziato. Magari, per risolvere il problema dei ritardi, possiamo affidarci a lui: il Santo del Pnrr, che con un miracolo ci aiuti a rendicontare.
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