Il Teatro Garibaldi di Mazara del Vallo ospiterà, il 6, 7, 13 e 14 dicembre 2025, uno stage dedicato alla “filosofia del teatro”, condotto dallo scrittore e regista siciliano Giacomo Bonagiuso.
L’iniziativa rientra nel percorso delle “Comunità Educanti” ed è patrocinata dalla Città di Mazara del Vallo. Il progetto, intitolato “Garibaldi on Stage”, si rivolge a giovani e adulti, attori, appassionati, amatori, professionisti e spettatori che vogliono interrogarsi sul senso del teatro e sul rapporto tra scena, pensiero e comunità.
Non sarà un laboratorio limitato alla tecnica attoriale. Il percorso prevede attività teoriche e pratiche, con gruppi differenziati ma legati da una stessa idea: riportare il teatro alla sua funzione originaria di rito, conoscenza e trasformazione.
Bonagiuso propone un lavoro che intreccia pratica scenica ed estetica filosofica. Il punto di partenza è il teatro contemporaneo, ma lo sguardo torna alle sue radici simboliche, rituali e catartiche. L’obiettivo è fornire strumenti di consapevolezza a chi sale sul palco e a chi guarda dalla platea.
“Senza un attore e uno spettatore colti e consapevoli – spiega Bonagiuso – il teatro rischia di restare confinato in un ruolo di sospetto o di puro intrattenimento, prigioniero della vecchia contrapposizione tra verità e finzione che ancora aleggia, soprattutto nelle pieghe più polverose della provincia”.
È una riflessione che tocca un nodo importante. In molti territori, il teatro viene ancora percepito come passatempo, rito sociale o esercizio di finzione. Meno spesso viene riconosciuto come luogo di pensiero, spazio in cui una comunità può guardarsi, discutere, mettere in crisi le proprie certezze.
“Garibaldi on Stage” nasce proprio con l’intento di aprire la scena provinciale alla circolazione delle idee. Il teatro non come ambiente chiuso, riservato agli addetti ai lavori, ma come soglia tra esperienza individuale e riflessione collettiva.
La scelta del Teatro Garibaldi non è secondaria. È uno dei luoghi culturali più riconoscibili di Mazara del Vallo, uno spazio che porta con sé una lunga storia cittadina e che negli ultimi anni è tornato a ospitare incontri, spettacoli e percorsi di formazione.
Portare lì uno stage di filosofia del teatro significa usare il luogo non solo come contenitore, ma come parte del discorso. Un teatro storico, infatti, non conserva soltanto palchi, scena e platea. Conserva l’idea stessa di una comunità che si riunisce per ascoltare, guardare e riconoscersi in un racconto.
Il percorso proposto da Bonagiuso prova a lavorare proprio su questa dimensione. La scena non viene trattata come luogo della finzione opposta alla verità, ma come spazio in cui la verità può essere cercata attraverso simboli, gesti, parole e corpi.
In questa prospettiva, anche lo spettatore ha un ruolo decisivo. Non è un destinatario passivo. È parte del rito teatrale. Senza uno sguardo consapevole, anche il lavoro dell’attore perde profondità e rischia di ridursi a esibizione.
La formazione teatrale, quindi, non riguarda soltanto chi vuole recitare. Riguarda anche chi vuole imparare a guardare meglio, a distinguere il racconto dalla superficie, a comprendere il rapporto tra presenza scenica e significato.
Lo stage si inserisce nel più ampio percorso delle “Comunità Educanti”, richiamando una visione del teatro come strumento educativo e culturale. Educare, in questo caso, non significa trasmettere nozioni dall’alto, ma creare condizioni per fare esperienza: del corpo, della parola, del silenzio, della relazione con l’altro.
È un’idea che restituisce al teatro una funzione pubblica. In un tempo dominato da immagini rapide e consumo immediato, il lavoro scenico chiede attenzione, ascolto, disciplina, disponibilità alla lentezza. Elementi che hanno valore non solo artistico, ma anche civile.
Le iscrizioni resteranno aperte per tutto il mese di novembre tramite WhatsApp al numero 347 4587137. Le classi saranno a numero chiuso e non saranno ammesse deroghe ai limiti previsti per i gruppi di formazione.
La scelta del numero chiuso va letta come parte del metodo. Un laboratorio teatrale richiede spazio, tempo, relazione diretta. Non può ridursi a partecipazione indistinta. Ha bisogno di un gruppo capace di lavorare insieme e di attraversare un percorso condiviso.
Il 6, 7, 13 e 14 dicembre il Teatro Garibaldi diventerà così un luogo di studio e pratica, ma anche di domanda. Che cosa resta oggi del teatro come rito collettivo? Quale responsabilità ha un attore davanti al pubblico? E quale responsabilità ha lo spettatore davanti alla scena?
Sono domande che vanno oltre il singolo stage. Riguardano il modo in cui una città immagina la propria vita culturale. Se il teatro è soltanto intrattenimento, basta riempire una sala. Se invece è pensiero condiviso, allora bisogna formare sguardi, parole e presenze.
“Garibaldi on Stage” parte da questa seconda possibilità. E prova a rimettere il teatro al centro non come semplice spettacolo, ma come esercizio di consapevolezza.
Ines D’Orazio