La Corte dei Conti ha detto no alla delibera Cipess che impegna 13,5 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. I giudici contabili, riuniti in seduta collegiale, hanno rifiutato la bollinatura del documento, mettendo in discussione l’intero iter approvativo promosso dal governo Meloni.
Le motivazioni dettagliate saranno depositate nei prossimi giorni, ma già durante l’udienza di questa mattina la magistrata delegata Carmela Mirabella aveva evidenziato numerose anomalie e irregolarità che i rappresentanti di Palazzo Chigi, del Ministero delle Infrastrutture e del MEF non sono riusciti a chiarire in modo convincente.
Le criticità rilevate dalla Corte
Nella sua relazione, la magistrata Mirabella ha sottolineato che la documentazione a supporto della delibera Cipess è risultata “insufficiente e in alcuni casi errata”. Secondo la Corte, atti fondamentali, come la relazione che ha portato il Consiglio dei ministri ad approvare la delibera Iropi — quella che definisce il ponte “opera urgente e di necessità per lo Stato” — non risultano firmati da alcun responsabile.
Ma non è l’unica anomalia:
la scelta di riattivare il vecchio appalto del 2003 invece di bandirne uno nuovo rischia di violare le norme europee sulla concorrenza;
la relazione tecnica sui costi contiene dati “non aggiornati” e schede errate;
manca il parere dell’Autorità dei trasporti sul piano tariffario;
il progetto definitivo rinvia troppe decisioni al progetto esecutivo e non rispetta i criteri aggiornati di valutazione ambientale.
“La concessione del 2003 – ha osservato Mirabella – non prevedeva garanzie a carico dello Stato. Con la legge di bilancio 2023, invece, si è deciso di finanziare l’opera interamente con risorse pubbliche. È un cambio radicale di impostazione giuridica e finanziaria che richiede nuovi pareri e nuove procedure”.
La Corte ricorda inoltre che, in base alle direttive europee, un incremento dei costi superiore al 50% rispetto all’appalto originario impone l’indizione di una nuova gara.
Le possibili strade ora
Dopo la bocciatura, si aprono due scenari:
Il governo ritira in autotutela la delibera Cipess;
Oppure il Consiglio dei ministri decide di pubblicarla ugualmente in Gazzetta Ufficiale, senza il visto della Corte dei Conti, come la norma teoricamente consente.
Una scelta che rappresenterebbe una forzatura istituzionale senza precedenti per un impegno economico di tale portata, e che potrebbe aprire a ricorsi e contenziosi civili.
Le reazioni politiche
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reagito con durezza, parlando di “ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento”. «I ministeri e la Presidenza del Consiglio hanno risposto puntualmente a ogni rilievo – ha dichiarato –. Una delle censure riguardava perfino l’invio di documenti tramite link informatici: come se la Corte ignorasse l’esistenza dei computer».
La premier ha poi rilanciato le riforme in corso: «La riforma costituzionale della giustizia e quella della Corte dei Conti, ora all’esame del Senato, sono la risposta più adeguata a un’invadenza intollerabile che non fermerà l’azione del Governo».
Ancora più netto il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che parla di “scelta politica più che giudizio tecnico”: «È un grave danno per il Paese. Non mi sono fermato quando difendevo i confini e non mi fermerò ora. Il Ponte è un progetto che darà sviluppo e migliaia di posti di lavoro da Sud a Nord».
Di segno opposto la reazione dell’opposizione. Per Elly Schlein (PD), «le parole di Meloni dimostrano che la riforma della giustizia serve solo a togliere limiti al Governo e mettersi al di sopra delle leggi». Il leader di Alleanza Verdi-Sinistra, Angelo Bonelli, parla invece di “vittoria del diritto”: «La Corte dei Conti ha ritenuto illegittima la delibera Cipess. È il fallimento politico e istituzionale di Salvini, che ha spinto per un progetto vecchio di 26 anni, privo di validazione tecnica e in violazione delle direttive europee. Se il governo tenterà di andare avanti, siamo pronti a ricorrere alla Corte di Giustizia europea».
Un duro colpo per l’iter del Ponte sullo Stretto, progetto simbolo del governo Meloni e cavallo di battaglia del ministro Salvini, che ora si ritrova sospeso tra rilievi contabili, dubbi europei e uno scontro politico-istituzionale senza precedenti.
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