Pnrr, Sicilia indietro nella spesa: utilizzato solo il 30% dei fondi
In Sicilia l’attuazione del Pnrr continua a procedere con un passo troppo lento rispetto al cronoprogramma nazionale. Gli ultimi dati della cabina di regia, aggiornati al 25 novembre 2025, fotografano un ritardo ormai strutturale: dei finanziamenti già assegnati alla Regione — oltre 1,8 miliardi di euro per un totale di 4.026 progetti — è stato effettivamente speso soltanto il 30 per cento. La rendicontazione, che dovrebbe certificare l’avanzamento reale degli interventi, non supera il 10 per cento.
Si tratta di numeri che preoccupano, soprattutto perché tra sei mesi scadrà la prima grande prova del nove: il termine per la rendicontazione intermedia alla Commissione europea. Una scadenza che, se mancata, rischierebbe di bloccare ulteriori tranche di finanziamento e aprire scenari critici per la tenuta di interi comparti — dalle infrastrutture alla digitalizzazione, fino alla sanità territoriale.
Il presidente della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità, il forzista Tommaso Calderone, parla apertamente di una situazione che impone “preoccupazione”. Il senatore del Pd Antonio Nicita, da tempo molto critico sulla gestione regionale del Pnrr, ricorda che il conto alla rovescia è già iniziato: «Tra sei mesi la Sicilia dovrà dimostrare di essere in grado di spendere, certificare e chiudere le prime fasi dei progetti. Al ritmo attuale non è affatto scontato che questo accada».
Il problema è noto da tempo e riguarda diversi livelli di governance: progettazione insufficiente, ritardi tecnici nelle gare, mancanza di personale qualificato negli uffici, continui rimpalli tra Regione e Comuni. Ma il dato della cabina di regia conferma che la Sicilia è una delle regioni più indietro nel Paese, con un tasso di attuazione che non rispetta i parametri fissati da Bruxelles.
Molti dei progetti finanziati sono cruciali per colmare ritardi infrastrutturali storici: dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici alla rigenerazione urbana, dagli impianti per la gestione dei rifiuti alla mobilità sostenibile. Ogni slittamento rischia di compromettere interventi attesi da anni, aggravando quella condizione di svantaggio strutturale che il Pnrr avrebbe dovuto contribuire a sanare.
Il governo regionale assicura che nelle prossime settimane verrà accelerato il lavoro amministrativo, ma gli esperti ricordano che l’ultimo miglio della spesa pubblica è sempre il più difficile. E che il vero banco di prova sarà la capacità della Regione di trasformare progetti e documenti in cantieri, opere e servizi reali.
A sei mesi dalla scadenza, il tempo utile si assottiglia. E, ancora una volta, a rischiare di pagare il prezzo del ritardo è un territorio che del Pnrr avrebbe un bisogno più urgente di tutti.
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