L'odissea di Paolo Amato. La legge è davvero uguale per tutti?
"Qualcosa di incredibile e di surreale, che è toccato a me, ma potrebbe accadere a chiunque". Oggi su Tp24 raccontiamo la vicenda del commercialista palermitano Paolo Amato. Un labirinto giudiziario lungo più di un decennio, un'odissea che solleva interrogativi inquietanti sulla giustizia in Sicilia. Un caso che, a detta di Amato, sembra echeggiare il "sistema" in cui le dinamiche di potere e le parentele influiscono sull'esito dei processi.
L'inizio del tunnel: dalla truffa allo scioglimento anomalo
Tutto ha inizio nel 2011 con la costituzione della Officina Fiscale Srl (OF) di cui Amato è amministratore. La società, partecipata al 51% dall'Associazione Confcontribuenti (socio di maggioranza) e al 49% da ODP Servizi Srl (socio di minoranza), si trova subito in contenzioso con CAF Confcontribuenti Srl (debitore per 500.000 euro).
Nonostante OF avesse avviato con successo le procedure per il recupero crediti (ottenendo due Lodi Arbitrali favorevoli e pignorando somme al MEF per circa 870.000 euro), il socio di maggioranza, in evidente conflitto di interessi (in quanto il suo legale rappresentante, Giancarlo Badalin, era anche amministratore del debitore CAF Confcontribuenti Srl), chiede e ottiene lo scioglimento della società per "mancato funzionamento dell'assemblea".
Il ricorso per lo scioglimento non viene proposto dal socio di maggioranza, l'Associazione Confcontribuenti, ma da un soggetto giuridico che Amato definisce "terzo debitore", la Confcontribuenti Srl (un'entità che non risulta essere socio). Nonostante questa e altre incongruenze rilevate dalla difesa (come la clausola compromissoria per l'arbitrato e il fatto che l'amministratore Amato non avesse omesso adempimenti), il Tribunale di Palermo (2014) e la Corte d'Appello di Palermo (2015) confermano lo scioglimento, derubricando gli errori relativi ai soggetti coinvolti a un banale "refuso".
Il liquidatore "tranquillizante".
Nel 2015, senza attendere il ricorso per Cassazione di Amato, il Tribunale di Palermo nomina in pochi giorni un liquidatore giudiziale. Questa figura, viene definita dal Tribunale come una "figura tranquillizzante". Amato solleva pesanti accuse: il liquidatore sarebbe il fratello di un magistrato del Tribunale di Palermo, e, secondo Amato, la sua nomina e l'atteggiamento giudiziario sono da ricondurre a un "uso 'familistico' delle competenze attribuite ai magistrati coinvolti".
Nonostante l'attività del liquidatore fosse limitata a pochi movimenti contabili, Amato denuncia "gravi errori", tra cui la mancata approvazione dei bilanci in 8 anni, la richiesta di rimborso IVA errata per 50.000 euro, la dichiarazione mendace all'ODCEC per ottenere la congruità del suo compenso; la distrazione di somme per spese legali al suo avvocato senza autorizzazione dei soci, l' ammissione di non occuparsi di scritture contabili e adempimenti fiscali, in violazione del codice deontologico.
Nonostante tutti gli errori e una richiesta di revoca, il liquidatore è rimasto al suo posto.
La vendetta
Amato denuncia di aver subito un vero e proprio "attacco da parte delle istituzioni", perdendo cause legali (come contro CGN) e subendo condanne (poi ribaltate in appello e Cassazione) .
Dopo aver perso tutte le cause anche in appello, e con la Cassazione che dichiara inammissibile il suo ricorso in quanto il decreto di scioglimento non era ricorribile, Amato si convince che l'unica via per la giustizia sia la "denuncia mediatica". Amato apre il canale "Amato e Odiato" per raccontare la sua odissea. Solo dopo la diffusione delle prime puntate del docufilm, il liquidatore gli riconosce e paga l'87% del suo compenso. Un risultato, secondo Amato, ottenuto "forse per evitare uno scandalo maggiore". Qui il link al canale.
Amato ha presentato la sua prima denuncia alla Procura di Caltanissetta nel 2017 e numerose integrazioni successive. Nonostante la mole di documentazione, inclusi gli audio che proverebbero le sue tesi, la Procura ha avanzato due richieste di archiviazione (2021 e 2024).
L'ultima richiesta di archiviazione (luglio 2024) si basa sul fatto che i magistrati e i membri dell'ODCEC escussi "hanno negato categoricamente di aver mai subito pressioni". Amato critica aspramente questo tipo di indagine, sostenendo che si siano limitati a "chiedere ad un ladro se ha rubato" e che non siano stati ascoltati gli audio come richiesto in precedenza dal GIP.
La battaglia all'ordine dei Commercialisti
La battaglia di Amato tocca anche l'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili (ODCEC) di Palermo. Amato denuncia che il Presidente dell'Ordine, si sarebbe mosso contro di lui, proponendone l'invio al Consiglio di Disciplina (CDD) e che non avrebbe tutelato l'etica pubblica di fronte alle condotte del liquidatore, nonostante le prove.
Il 25 settembre 2025, la battaglia di principio di Amato riceve una parziale conferma: il CDD di Caltanissetta avvia un provvedimento disciplinare contro i colleghi del CDD di Palermo su sua istanza, a dimostrazione, come dice, di non essere un "visionario".
Per Paolo Amato, la sua non è una battaglia contro la criminalità organizzata tradizionale, ma è una denuncia di un "SISTEMA CORROTTO" che lo ha distrutto economicamente e moralmente.
Il commercialista palermitano ha scelto di "saltare fuori" dalla pentola in ebollizione in cui si era adattato, e la sua lotta, con nomi, cognomi e documenti, continua a cercare una risposta definitiva all'interrogativo che troneggia sui tribunali italiani: la Legge è davvero uguale per tutti?
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