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05/11/2025 06:00:00

Marsala 2026. Ombra dice "no", il centrodestra in alto mare

E’ un puzzle che non si incastra. E’ questa la politica marsalese degli ultimi mesi, che va avanti per mano insieme a quella provinciale, che decide su ogni aspetto della vita cittadina, ma i voti sono dei marsalesi. Un puzzle, in cui i pezzi sono così indecifrabili, penserete, che è difficile venirne a capo. E invece no. 


Potrebbe essere semplice, invece è complicato perché la politica in questi ultimi 15 anni ha trascorso il tempo a guardarsi le scarpe, a pensare a come potere meglio raggiungere un seggio all’ARS, a come piazzare i fedelissimi in qualche sgabello comodo e remunerato. Anni in cui qualcuno ha fatto della politica l’unico lavoro per se stesso. Nessuna classe dirigente costruita, se non quella che “zitta e ubbidisce”, che china il capo e non si contrappone mai al superiore.


E allora, chi se ne frega se Marsala non ha candidati all’altezza, se nessun partito si può intestare una candidatura di bandiera, meglio no? Caselle libere qui significa occupate altrove o giocarsi altre postazione, in rilancio.
Sono, i partiti, piegati su se stessi: non hanno linfa vitale forte, non sono attrattivi, hanno pure paura di nuovi ingressi di spessore perché tolgono spazio e visibilità alla mediocrità. Ed è l’unico punto fermo che hanno. Lavorano ad escludendum.
Qualcuno ha sottolineato: è normale che si facciano tante riunioni, la scelta è delicata. Vero. Ma la scelta non c’è, perché le ipotesi in campo sono quelle che non hanno ancora trovato una via: la strada è sbarrata. E magari qualche punto di domanda dovrebbero farselo. E invece no. Come gli struzzi: testa sotto la sabbia. Anzi, abbiamo pure assistito ad una operazione di deresponsabilizzazione: non è colpa dei partiti se la gente non si avvicina. E no, la colpa è solo di chi quei partiti li gestisce e di ha cariche istituzionali, che plana sui territori per saccheggiarli di voti, intortando obiettivi splendidi, mai raggiunti. La colpa è solo della politica se la gente non si sente coinvolta e decide di non andare più a votare. Si inizi da un sano senso di responsabilità e autocritica, si elenchino le colpe che i partiti hanno. Perché ce le hanno e lo sanno.

 

Il no di Ombra
Il presidente di Airgest, Salvatore Ombra, giovedì scorso ha incontrato il presidente della Regione Renato Schifani, l’incontro è stato organizzato da Toni Scilla, segretario provinciale di Forza Italia. Ombra si era preso 48 ore per decidere sulla sua candidatura a sindaco della città, il suo nome oramai è un brand, quindi sarebbe facilmente eletto. Sono stati giorni di silenzio e poi la risposta: l’aeroporto e l’azienda della famiglia sono totalizzanti e non si sente di abbondare il percorso.
I partiti di centrodestra hanno vissuto la loro notte di Halloween. Paura, smarrimento, bianchezza in viso. E ora? Si ricomincia da capo. Con i nomi però che ci sono sul campo e una opzione in più. Paolo Ruggieri è il nome che non è mai stato fatto, seppure dicano esattamente il contrario, ma è un cavallo su cui non vogliono puntare. Eleonora Lo Curto è donna di polso, ecco perché da fastidio: dice le cose che pensa, va a scontro se è necessario, magari pure troppo spesso. Assume decisioni. Tutte caratteristiche che è meglio cestinare.


Fici, candidato?
Nicola Fici è sul tavolo delle candidature da almeno un anno, i partiti di centrodestra sollevano questioni di appartenenza: proviene da Cento Passi, nel 2020 ha sostenuto il candidato del PD Alberto Di Girolamo. Però poi alle elezioni  provinciali di secondo livello ha votato DC. Discutono su questo nome da mesi, non è mai la prima scelta. Anche adesso che Ombra pare si sia tirato fuori definitivamente il centrodestra non converge su Fici. Ci sono singole espressioni che ne parlano ma la strada è tutta in salita. Eppure il consigliere comunale è uno che sa leggere le carte, ne capisce di bilancio, è un moderato ma sconta, a detta dei partiti, la sua incapacità ad essere vero oppositore del sindaco Massimo Grillo, più di una volta ha votato provvedimenti allineato con l’amministrazione. Ma può capitare.

 

Sturiano, opzione delle opzioni
Il presidente del consiglio, Enzo Sturiano, ha perso due treni: 2015 poteva essere candidato sindaco contro Alberto Di Girolamo, invece lo ha appoggiato; 2020 avrebbe potuto candidarsi e invece ha appoggiato Massimo Grillo. Sarà la volta buona? Il suo nome circola da giorni, il suo gruppo lo spinge. Stefano Pellegrino, suo referente politico, lo sponsorizza. Sturiano almeno una tessera di partito in tasca ce l’ha, ed è quella di Forza Italia. Ma ha pure un grande vulnus da risolvere: si candida in continuità con Grillo? Perché ad oggi è presente in maggioranza, in giunta, nei sottogoverni. Perché Grillo adesso non va più bene? E la eventuale candidatura di Sturiano è una continuità amministrativa? Chi sono i marinai che salirebbero a bordo con lui? E poi c’è il deputato cittadino che a parte Sturiano, e il gruppo del presidente, a Marsala non ha costruito nulla. E questo la dice lunga su che tipo di politica viene fatta: appuntamento alle prossime elezioni.

 

Viva la confusione
Il centrodestra vive in uno stato di perenne confusione, ogni mossa su Marsala viene legata ai personalismi e alle tornate elettorali regionali e nazionali, c’è da salvare la faccia, la poltrona, l’indennità. Oppure c’è da piazzarsi.
Ed ecco il puzzle malfatto: pezzi deformi, colori sbiaditi, incastri impossibili. Ma mica è sfortuna e manco destino: è il risultato di chi non costruisce per la comunità, per il proprio partito, ma per se stesso. Perché zero più zero fa sempre zero.