"Il centrosinistra non ha titoli morali per chiedere le dimissioni di Cuffaro"
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Nel pieno della bufera giudiziaria che scuote la politica siciliana, con l’inchiesta della Procura di Palermo su appalti e nomine nella sanità e le richieste di arresto per Totò Cuffaro e Carmelo Pace, arriva la voce fuori dal coro di Claudio Fava.
L’ex presidente della Commissione antimafia regionale, scrittore e giornalista, prende di mira non solo il governo Schifani ma anche chi oggi, nel centrosinistra, ne invoca le dimissioni.
Con un intervento tagliente dal titolo “Servo suo”, Fava accusa l’opposizione di ipocrisia e di essere corresponsabile della crisi morale e politica che attraversa la Sicilia.
«Quali titoli morali ha questo centrosinistra – scrive – per chiedere le dimissioni del governo Schifani? Ha partecipato al banchetto dell’ultima finanziaria spartendosi cento milioni di euro in regalie, senza un solo bando. Ha frequentato per anni i cenacoli del consociativismo, condividendo le logiche del potere che adesso finge di condannare».
Fava non risparmia nessuno: ricorda il ruolo del PD nell’ascesa politica di Luca Sammartino – oggi assessore all’Agricoltura e indagato – e l’appoggio alla candidatura di Caterina Chinnici, “un’ex assessore di Lombardo che è tornata nel centrodestra un quarto d’ora dopo la sconfitta”.
Per l’ex deputato, l’opposizione “di cartapesta” ha perso ogni legittimità morale, avendo taciuto per anni sulle distorsioni del sistema di potere siciliano.
“Questo governo dovrebbe dimettersi, certo – scrive Fava – ma non perché glielo chiede codesta opposizione. Hanno titolo per farlo solo le famiglie povere, i malati costretti a curarsi lontano, gli agricoltori senz’acqua, i pendolari che vivono una viabilità da terzo mondo”.
L’ex parlamentare individua un male più profondo della semplice corruzione: non più le mazzette, ma il potere come fine e come ricompensa di sé stesso.
“Non servono più denari veri – scrive – il potere oggi si esercita nel gioco delle nomine, nelle carriere pilotate, nelle cartelline d’archivio dedicate ai propri protetti. È il potere di governare nell’ombra, la forma più antica e meno nobile del comando”.
Fava chiude il suo intervento con un invito a cambiare paradigma: non servono proclami o indignazioni di facciata, ma “uno scatto d’orgoglio, una svolta vera, un risveglio civile che parta da chi soffre davvero le conseguenze di questo sistema”.
Un attacco frontale, lucidissimo e amaro, che fotografa con precisione chirurgica la crisi morale della politica siciliana — dove, come scrive Fava, “il nome di Cuffaro torna utile per coprire con il suo rumore le miserie di tutti gli altri”.
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