Gli appetiti sull’Ast e il ruolo di Totò Cuffaro: il piano dei privati
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Nelle carte dell’inchiesta della Procura di Palermo emerge un nuovo capitolo sugli affari che ruotavano attorno all’Azienda siciliana trasporti (Ast), la storica partecipata regionale da anni in crisi. Al centro delle intercettazioni ci sono Antonio Graffagnini, uno dei proprietari di Sais Autolinee, e Giuseppe Cuffaro, fratello dell’ex presidente della Regione e leader della Nuova Dc, Totò Cuffaro.
Il loro progetto, come ricostruiscono i magistrati, era ambizioso: far entrare l’Ast in un consorzio privato destinato a partecipare al maxi bando regionale da 800 milioni di euro per la gestione del trasporto pubblico locale.
«Ci dobbiamo mettere sempre vicino al sole — diceva Graffagnini — perché qualsiasi cosa poi si risolve in automatico». Quel “sole”, per lui, era la politica regionale e, in particolare, l’influenza di Totò Cuffaro.
Il piano Ferrovie e l’asse di Raffadali
All’inizio del 2023, nei mesi in cui il governo Schifani valutava la dismissione di Ast, le conversazioni intercettate rivelano che Giuseppe Cuffaro e Graffagnini discutevano di un possibile coinvolgimento del gruppo Ferrovie dello Stato. A parlarne era anche Dario Lo Bosco, attuale presidente di Italferr, originario di Raffadali come i Cuffaro.
Secondo gli investigatori, l’accordo sarebbe potuto andare avanti «solo se Totò Cuffaro fosse stato d’accordo». «Va avanti se mio fratello lo manda avanti, se no lo stoppiamo», diceva Giuseppe Cuffaro.
Il “Consorzio siciliano trasporti” e la spinta politica
Superato l’ipotesi Ferrovie, Graffagnini e i suoi alleati puntano a un altro obiettivo: costituire un consorzio di imprese private, chiamato Consorzio siciliano trasporti, da presentare alla gara regionale. E dentro quel consorzio, volevano inserire anche l’Ast.
Per riuscirci, serviva però la sponda politica. «L’ingresso di Ast — scrivono gli inquirenti — avrebbe garantito loro una forte copertura».
Graffagnini lo spiega in modo più diretto: «Se siamo con lui, il discorso cambia».
Tra i contatti utili compare Mario Parlavecchio, dirigente di Ast ed ex deputato regionale nelle giunte Cuffaro. È con lui che Giuseppe Cuffaro discute la formula dell’accordo:
«Noi gli garantiamo tutto il chilometraggio che loro hanno… e l’extra che prendono dalla Regione. Invece di prendere una gara a un euro e venti, la pigliamo a un euro e settanta, e a loro gli riconosciamo l’extra».
Il ruolo di Totò Cuffaro
Il leader della Nuova Dc, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, avrebbe rappresentato la chiave politica per dare legittimità al progetto. L’incontro decisivo tra Cuffaro e Graffagnini avviene il 25 agosto 2023. «È in piena lunghezza d’onda», dirà soddisfatto l’imprenditore dopo averlo incontrato.
Il progetto svanito
Alla fine, l’operazione non si concretizza. L’Ast non viene ceduta né inglobata nel consorzio. Il bando da 800 milioni viene invece aggiudicato a quattro consorzi privati, che riuniscono 74 imprese del settore, guidati dai principali gruppi storici della famiglia Scelfo.
L’inchiesta, che oggi coinvolge Totò Cuffaro e altri 18 indagati per corruzione e associazione per delinquere, mostra ancora una volta l’intreccio tra politica, affari e trasporti pubblici in Sicilia. Un settore da sempre in bilico tra inefficienza pubblica e appetiti privati.
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