Voti, posti e talpe. Viaggio nel cuffarismo che non muore, da Palermo a Trapani
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“Se la gente voterà per noi, aspettandosi che ci sia in atto ancora il cuffarismo, rimarrà delusa”. Aveva detto così Cuffaro l’anno scorso, rifondando la sua DC.
E’ come se in fondo fosse consapevole che la caratteristica più attrattiva del suo fare politica, sia stata proprio quella: il cuffarismo.
E forse è proprio per quello che la gente lo ha cercato, dai fedelissimi (che lo conoscevano bene) alle nuove facce pulite, che hanno preso per buono questo suo rinnovamento, attratti dalla sua indubbia capacità di sapere dove mettere le mani e quali percorsi fare per arrivare dove un politichetto qualunque non sarebbe mai arrivato.
Ci hanno creduto. Ed è come se il cuffarismo fosse diventato cuffaresimo, basato prima di tutto sui legami personali di fedeltà, proprio come il Feudalesimo nel Medioevo europeo. Adesso, più di 500 consiglieri comunali in giro per la Sicilia, quasi tutti giovani, sono rimasti “orfani”. Non sanno che fare, se non aspettare che cosa deciderà il gip tra qualche giorno e vedere quale sarà la posizione del partito. E nell’attesa, sono diventati il bersaglio delle critiche social più dure e delle indignazioni più disparate (anche da parte di chi sarebbe meglio che tacesse).
Ma i “cuffari” sparsi per la Sicilia sono tanti, così come le storie che parlano di cuffarismo. Una riguarda proprio la provincia di Trapani. È Artemisia, un’indagine della magistratura del 2019, finita con delle condanne (in primo grado) per corruzione. Certo, anche con delle assoluzioni, ma a noi interessano i fatti ed è come se il cuffarismo avesse fatto il suo corso naturale anche in provincia, ma con protagonisti diversi. Anche qui: voto di scambio, “talpe” istituzionali, metodi clientelari sulla sanità e sulla formazione.
Il Cuffaro della provincia di Trapani non ha però alcun legame con la DC. E’ Giovanni Lo Sciuto, consigliere provinciale negli anni ’90, poi assessore e deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, perfino componente della Commissione Antimafia regionale.
In entrambi i casi la cosa pubblica sarebbe stata trasformata (il condizionale è d’obbligo in assenza di condanne definitive) in una merce di scambio, con la complicità di funzionari fidelizzati e la presenza inquietante di “talpe” pronte a svelare segreti investigativi.
Lo Sciuto (condannato a 12 anni in primo grado), avrebbe asservito la sua funzione pubblica agli interessi personali di Paolo Genco (condannato a 8 anni, sempre in primo grado), legale rappresentante dell’ente di formazione ANFE, intervenendo negli atti politici e nell’approvazione di emendamenti per far guadagnare l’ente, mentre Genco lo ripagava finanziando le sue campagne elettorali e assumendo i suoi “clienti” per garantirgli i voti.
Qualcosa di simile avveniva per l’approvazione delle pensioni di invalidità, dove il rapporto di Lo Sciuto era con Rosario Orlando (ex responsabile del centro medico dell’INPS, condannato in primo grado a 7 anni, nello stesso procedimento): Lo Sciuto segnalava i nominativi che gli avrebbero portato i voti e Orlando provvedeva a fare approvare le loro pensioni di invalidità in cambio dell’impegno del politico a soddisfare le sue richieste (come un posto di ricercatrice per la figlia all’Università di Palermo).
Come si diceva, merce di scambio. Lo stesso metodo utilizzato da Totò Cuffaro, stando alla richiesta di arresto della Procura di Palermo, per alimentare la nuova DC, fidelizzando i dirigenti pubblici attraverso la sponsorizzazione di nomine nei posti che servivano. Come quella di Roberto Colletti a direttore dell’ospedale Villa Sofia, in modo da manipolare quel concorso per 15 operatori socio sanitari attraverso la consegna anticipata delle tracce d’esame ai candidati segnalati. Della serie: tu aiuti me ed io ti fornisco il sostegno politico per la tua carriera.
E poi ci sono le talpe.
Lo Sciuto sapeva di essere sottoposto ad indagini e intercettazioni grazie a una vera e propria “fuga di notizie” che arrivava da canali politici e da membri delle forze dell’ordine. Proprio come oggi Cuffaro veniva avvisato di essere “controllato” e oggetto di indagine da parte di un avvocato penalista.
Insomma, quello che oggi è accaduto a livello regionale, accadeva più o meno con le stesse modalità nel trapanese.
E la domanda che tanti si fanno è sempre la stessa: come mai figure come Cuffaro e i loro emuli continuano a godere di ampio consenso? Che cos’è diventata la politica in Sicilia?
Paradossalmente, la risposta possiamo trovarla proprio nelle carte dell’indagine trapanese di Artemisia, dove il collaboratore di Lo Sciuto, Isidoro Calcara (condannato in primo grado a 4 anni), intercettato, spiega all’amico: “Tu gli incarichi li devi dare a persone che realmente...hanno voti e ti portano voti. Tu devi lasciare perdere il rapporto di amicizia ... cioè, tu devi agire in questo modo: so che Doro Calcara è mio fratello ma ha un voto e non glielo do... So che Peppe Coppola non lo posso vedere, ma ha 500 voti… glielo do! Tu devi fare questo, Giovanni”.
Non è il merito. E nemmeno le amicizie. E’ la migliore gestione dei pacchetti di voti che fa la differenza. A Trapani come a Palermo.
Egidio Morici
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