Corruzione per l’impianto di Calatafimi, assolto il funzionario regionale Asciutto
Era finito agli arresti domiciliari per nove mesi, accusato di aver favorito le pratiche dell’imprenditore Vito Nicastri, il cosiddetto “re del vento”. Oggi, a cinque anni dall’inchiesta che lo aveva travolto, il funzionario regionale Marcello Asciutto è stato assolto da ogni accusa.
La sentenza è stata emessa dalla terza sezione del Tribunale di Palermo, presieduta da Fabrizio La Cascia, che ha accolto in pieno la tesi difensiva dell’avvocato Raffaele Bonsignore. La Procura aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione per il funzionario dell’Assessorato regionale all’Energia.
Le accuse
Secondo gli inquirenti, Asciutto avrebbe accettato una tangente da 30 mila euro in cambio di agevolazioni per i progetti energetici legati al gruppo imprenditoriale di Francesco Paolo Arata e Vito Nicastri, il “re del vento”, deceduto l’anno scorso e ritenuto vicino al boss Matteo Messina Denaro, di cui avrebbe anche finanziato la latitanza.
L’inchiesta, condotta dalla Direzione investigativa antimafia, ipotizzava che Asciutto avesse fornito informazioni riservate e predisposto pareri favorevoli per alcune pratiche relative a impianti di biometano a Francofonte (Siracusa) e Calatafimi-Segesta (Trapani).
Nella stessa indagine erano rimasti coinvolti anche Giacomo Causarano, dirigente regionale condannato con sentenza definitiva, Alberto Tinnirello e il professore genovese Paolo Arata, ex consulente della Lega, tuttora sotto processo.
La difesa e l’assoluzione
Asciutto ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo di non avere mai ricevuto denaro né favorito imprenditori. «Non sono un architetto, come dice Nicastri – aveva spiegato – e sulle pratiche contestate non c’era solo la mia firma, ma decisioni collegiali».
Il funzionario ha ammesso di aver avuto contatti con Arata, ma solo per informazioni di carattere tecnico. Anche l’episodio contestato di una trasferta “fantasma” all’Ikea di Catania nel 2019 — con rientro a Palermo dodici minuti dopo — è stato chiarito: «Ero andato a comprare un servizio di piatti, non l’ho trovato e sono tornato indietro».
Dopo anni di sospetti e un lungo periodo ai domiciliari, Marcello Asciutto è stato assolto con formula piena: per i giudici non ci fu alcuna corruzione.
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