Alcamo, non hanno interrotto il servizio raccolta rifiuti: assolti i D'Angelo
Il Tribunale di Trapani ha assolto con formula piena, «per non aver commesso il fatto», Vincenzo D’Angelo, la moglie Rosanna Prestigiacomo e il figlio Mauro, al termine del processo che li vedeva imputati per presunta interruzione del servizio di smaltimento dei rifiuti del Comune di Alcamo.
Secondo l’accusa, la famiglia D’Angelo – che gestisce l’impianto di contrada Citrolo – avrebbe impedito nel 2020 l’accesso dei mezzi carichi di rifiuti come forma di ritorsione per alcune fatture non pagate dal Comune. Un’ipotesi che i giudici Cristina Carrara, Fabio Marroccoli e Benedetto Giordano hanno però completamente escluso.
A pesare sulla decisione, anche la richiesta di assoluzione formulata dal Pubblico ministero, Giulia Mucaria, che ha richiamato le clausole del contratto siglato tra il Comune di Alcamo, la D’Angelo srl ed Eco Ambiente. In quell’accordo è previsto che, in caso di ritardi nei pagamenti superiori ai quindici giorni, i gestori del servizio possano sospendere temporaneamente l’accettazione dei rifiuti da parte dei conferitori morosi. Dunque – è stato evidenziato – non si sarebbe potuto configurare un reato legato all’interruzione di pubblico servizio.
Il nodo del contenzioso dei pagamenti
Il procedimento ha riguardato quanto avvenuto il 24 ottobre 2020, quando i mezzi della Mirto-Camedil, ditta incaricata della raccolta, non riuscirono ad accedere all’impianto. Durante il dibattimento è però emerso che la decisione del blocco non fu presa dai D’Angelo, bensì da Eco Ambiente Italia, la società catanese che gestiva insieme a loro il servizio per Alcamo e decine di altri Comuni.
Eco Ambiente avrebbe applicato una prerogativa contrattuale a fronte della morosità del Comune, che – secondo gli atti – avrebbe accumulato un ritardo di circa quattro mesi nei pagamenti, per oltre 300 mila euro.
Le testimonianze e le intercettazioni acquisite agli atti hanno inoltre confermato che né Vincenzo D’Angelo, né la moglie Rosanna Prestigiacomo, né il figlio Mauro fossero a conoscenza del blocco deciso dal partner tecnico. Al contrario, D’Angelo sarebbe intervenuto per favorire una mediazione che portò, già il giorno successivo, alla ripresa del conferimento.
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