Diga Trinità: soglia mai alzata e lavori non effettuati, tra poco l'acqua finirà in mare
Siamo a novembre, sono arrivate abbondanti piogge e ci sono ancora i mesi invernali da poter sfruttare. Eppure, alla Diga Trinità – il bacino che irriga una parte decisiva dell’agricoltura trapanese – il livello limite imposto dal Ministero non è stato innalzato e attualmente è a quota 61 metri e 88 centimetri. Mancano dunque pochi centimetri ai 62 metri e, una volta superata questa soglia, l’acqua, incredibilmente, verrà nuovamente riversata in mare.
Della criticità dell’invaso, che non è mai stato collaudato e che da anni rappresenta un danno enorme per gli agricoltori trapanesi – impossibilitati a irrigare correttamente le proprie colture – abbiamo parlato con Gianpaolo De Vita, de “I Guardiani del Territorio” e consigliere comunale di Petrosino.
«In primavera, dopo gli esami su strutture, paratie e gallerie – spiega De Vita – la Regione aveva chiesto al Ministero delle Infrastrutture l’autorizzazione ad alzare il livello dell’invaso fino a 64 metri, superando l’attuale limite dei 62. Ma da Roma hanno detto di no, finché non verranno effettuati i lavori di manutenzione e messa in sicurezza necessari. Purtroppo, la Regione non li ha realizzati. Se non riusciamo ad innalzare la quota dell’invaso, non potremo irrigare la prossima stagione. I lavori vanno programmati e fatti in tempo: invece, per il quarto anno consecutivo, questi terreni rischiano di rimanere senza acqua. Parliamo di interventi che andavano eseguiti già lo scorso aprile. Occorre rimuovere il fango dal fondo e revisionare le paratie; senza questi lavori, per i viticoltori del trapanese il danno sarà irreparabile».
Sulla situazione critica della Diga Trinità, abbiamo ascoltato anche il sindaco di Petrosino, Giacomo Anastasi, che da tempo segue l’annosa vicenda facendosi portavoce dei tanti viticoltori del territorio:
«Rimane drammaticamente incerta la situazione della diga Trinità. L’autorizzazione attuale è di 62 metri: il limite è praticamente raggiunto e, se l’Ufficio Nazionale Dighe non consentirà di alzarlo almeno di altri due metri, tutte le prossime piogge saranno inutili. L’acqua continuerà a essere riversata in mare. La politica regionale continua a dimostrarsi inerte e incapace. Mi sto attivando per chiedere un tavolo urgente, per capire quali azioni le autorità competenti intendono mettere in campo. Invito pubblicamente anche i colleghi sindaci dei territori coinvolti: alziamo la voce e chiediamo insieme un confronto con Protezione Civile e Dipartimento Acqua e Rifiuti. Sei mila ettari di vigneto e uliveto stanno morendo davanti ai nostri occhi. Non possiamo consentirlo. Ci sono tutte le condizioni per intervenire: basta volerlo. La Regione ci dica cosa sta facendo e qual è il piano. Non possiamo permetterci di far saltare un’altra stagione irrigua».
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