La nuova edizione dell’indagine sulla Qualità della Vita 2025, realizzata da Italia Oggi con l’Università La Sapienza di Roma, consegna una fotografia aggiornata – e non proprio rassicurante – delle province italiane. Il quadro nazionale è in peggioramento, e la Sicilia non fa eccezione. E Trapani, come spesso accade, resta in quella fascia grigia del Paese dove gli indicatori migliorano a scatti, ma non abbastanza da invertire davvero la rotta.
La rassegna pubblicata il 17 novembre 2025 offre una serie di approfondimenti tematici – dalla sicurezza al lavoro, dall’ambiente al sistema sanitario – che permettono di capire meglio dove la provincia trapanese arretra, dove tiene e dove, sorprendentemente, qualche segnale positivo si intravede.
A questo link i dati sulla provincia di Trapani
Vediamoli nel dettaglio.
Reati e sicurezza: il tallone d’Achille
Il report dedicato a “Reati e sicurezza” conferma un trend noto agli amministratori e ai cittadini: la provincia di Trapani rimane in una fascia medio-bassa per incidenza dei reati e percezione di sicurezza. Non emergono miglioramenti significativi e, anzi, il quadro nazionale vede un peggioramento generale delle condizioni. In un contesto simile, Trapani non riesce a distinguersi in positivo.
La sicurezza resta quindi una delle aree più critiche per la qualità della vita.
Affari e lavoro: segnali contrastanti
Il capitolo “Affari e lavoro” offre un quadro meno cupo, ma ancora insufficiente. La dinamica occupazionale resta debole, soprattutto nei settori più qualificati. Il tessuto imprenditoriale trapanese è fatto di micro e piccole imprese che mostrano resilienza, ma non un vero salto dimensionale.
Il risultato è un mercato del lavoro che cresce piano, senza slancio, e che risente anche della storica fragilità dell’economia provinciale.
Ambiente: tra potenzialità e ritardi
Nella sezione dedicata all’ambiente, Trapani continua a vivere di luci e ombre. Le risorse naturali non mancano: dai litorali alle aree protette, passando per le saline. Ma la qualità della vita non si misura con il paesaggio da cartolina, bensì con la gestione del territorio, la mobilità, la qualità dell’aria, il consumo di suolo.
Il report conferma che la provincia resta indietro nella capacità di trasformare il proprio patrimonio ambientale in un vantaggio competitivo stabile.
Istruzione e formazione: indicatori stabili
Sul fronte di scuola e formazione, Trapani si colloca in una posizione intermedia. Nessuna accelerazione improvvisa, nessun tracollo: la provincia resta sospesa tra buone pratiche diffuse nel mondo scolastico e la cronica difficoltà di trattenere competenze e capitale umano.
Reddito e ricchezza: la distanza dal resto d’Italia
Il dossier “Reddito e ricchezza” restituisce una verità già nota: la provincia continua ad avere valori inferiori alle medie nazionali. Il potere d’acquisto resta debole e la fascia dei lavoratori poveri si allarga, mentre i giovani qualificati scelgono di andare altrove, contribuendo a un circolo vizioso che impoverisce il territorio.
Sistema sanitario: servizi sotto pressione
La sezione dedicata alla salute conferma le criticità della rete sanitaria provinciale: carenza di personale, strutture in affanno, tempi di attesa lunghi. Pur senza dati specifici sulla posizione in classifica, il quadro complessivo nazionale e regionale indica che Trapani resta lontana dagli standard delle aree più virtuose.
Turismo: potenziale alto, numeri medi
Nel segmento turismo, Trapani parte da un vantaggio naturale: bellezze e attrattori straordinari. Ma la qualità della vita si misura anche nella capacità di generare economia stabile dal turismo, destagionalizzare, investire in servizi. Il report mostra che la provincia non ha ancora compiuto il salto strutturale necessario.
Il quadro complessivo
La sintesi dei vari indicatori conferma che Trapani resta stabile in basso: non crolla, ma non cresce. Mentre l’Italia nel complesso peggiora, la provincia rimane nel gruppo delle aree con qualità della vita fragile, frenata da lavoro precario, redditi bassi, servizi sanitari in affanno e una sicurezza che continua a essere un punto dolente.
Un dato positivo? La resilienza diffusa dei territori e delle comunità. Ma per scalare davvero la classifica serve altro: investimenti, programmazione, politiche pubbliche efficaci. Perché la qualità della vita non è una formula astratta, ma la somma di ciò che ogni giorno funziona – o non funziona – nei luoghi in cui viviamo.