La crisi idrica nel Trapanese entra nella fase più delicata. A dirlo è Salvatore Quinci, presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani, che interviene con una dichiarazione dura e diretta: «Sul fronte idrico siamo all’emergenza dell’emergenza. Senza un intervento deciso ci avviamo verso un pericoloso conto alla rovescia che porterà le nostre città a rimanere senz’acqua».
Un messaggio che non lascia spazio a interpretazioni: la situazione, già critica da mesi, rischia di precipitare.
“Preoccupazioni legittime: serve un’azione immediata e coordinata”
Quinci definisce «legittime e condivisibili» le preoccupazioni dei territori e richiama al proprio ruolo tutte le istituzioni coinvolte: Regione, Genio Civile, Protezione Civile, Autorità di Bacino e ATI idrico.
A loro, dice, spetta il compito non solo di affrontare questa ennesima crisi, ma di «porre le basi per ridefinire il sistema di approvvigionamento idrico dei nostri territori».
Secondo Quinci, la Cabina di regia regionale deve «essere e stare in prima linea», perché i Comuni del Trapanese stanno vivendo un’emergenza che «va spiegata» e soprattutto governata.
Invaso Garcia e diga Trinità: “Anomalie da chiarire subito”
Nel suo intervento, Quinci sottolinea alcuni punti critici che, a suo giudizio, non possono più essere derubricati a normale amministrazione.
Il primo è l’incapacità dell’invaso Garcia di recuperare portata d’acqua. Un fatto che definisce «un’anomalia incomprensibile» e che richiede un’indagine immediata: perché l’invaso non si ripristina, nonostante le condizioni meteo e la gestione degli ultimi mesi?
Il secondo riguarda la diga Trinità, ormai «al limite». Mancano pochi centimetri prima che l’acqua finisca scaricata in mare, trasformando la crisi in una beffa.
Siciliacque e Lago Arancio: “Si può automatizzare il trasferimento?”
Quinci chiede chiarimenti anche sul ruolo di Siciliacque.
La società si è impegnata a trasferire l’acqua del Lago Arancio, ma la domanda è: questo trasferimento può diventare automatico nei momenti più critici? Oppure ogni volta bisogna ricorrere a soluzioni tampone, emergenziali, e soprattutto tardive?
E ancora: l’impiego, in estate, di 5 milioni di metri cubi d’acqua ad uso irriguo aveva una reale prospettiva tecnica? O si è andati avanti senza una vera valutazione degli effetti sulle risorse idriche disponibili per uso potabile?
“Non cerchiamo colpevoli, ma serve chiarezza. Senza è una sfida già persa”
Quinci chiarisce di non essere «alla ricerca di un comodo banco degli imputati».
Il punto, dice, è un altro: conoscere la catena di responsabilità dietro le scelte fatte negli ultimi anni.
Le criticità citate – e quelle «soltanto più eclatanti» – devono essere affrontate in parallelo alle proposte risolutive. Senza un quadro chiaro, la gestione dell’acqua «è una sfida già persa».
L’ATI trapanese e la vertenza ex EAS
Nel ragionamento di Quinci trova spazio anche il tema dell’ATI idrico trapanese, che definisce in crescita grazie al forte impulso dell’attuale presidenza Gruppuso. Un lavoro importante che però va ricollocato in un nuovo assetto politico e istituzionale.
Il nodo più sensibile resta la vicenda degli ex Comuni EAS: la Regione vuole rifondere Siciliacque e poi rivalersi sulle amministrazioni locali.
Per Quinci è il sintomo di «un’incertezza che va cambiata radicalmente».
L’acqua, ricorda, «è un bene inalienabile» e la sua distribuzione «un servizio inattaccabile», ma alla fine chi paga sono sempre i cittadini.
Una crisi che non è più rinviabile
L’intervento di Salvatore Quinci fotografa con chiarezza una situazione ai limiti: invasi che non recuperano, dighe al collasso, competenze frammentate, risposte tardive.
E mentre la macchina istituzionale discute, il territorio guarda con ansia ai rubinetti.
Perché, come ricorda il presidente del Libero Consorzio, «senza un intervento immediato, il conto alla rovescia è già iniziato».