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20/11/2025 06:00:00

Pumilia denuncia la “politica-mercato” in Sicilia, Visconti: “In gioco ormai la dignità”

Calogero Pumilia, storico esponente della politica siciliana, già parlamentare e più volte sottosegretario di Stato, voce autorevole della tradizione democristiana, è intervenuto a Buongiorno 24 per commentare lo scandalo che investe la Regione Siciliana e il ritorno sulla scena di Totò Cuffaro. Le sue parole, lucide e taglienti, offrono un quadro severo della politica regionale e dei suoi protagonisti.

 

"Musumeci, difficile credere che da presidente non abbia fatto lo stesso"

Pumilia parte dalle parole pronunciate da Nello Musumeci durante la convention di Fratelli d’Italia, quando l’ex governatore ha detto che la Regione Siciliana è “fondata sulle clientele” e che chi prova a opporsi viene isolato.

Pumilia, con tono ironico, ribalta il discorso: “È divertente che Musumeci faccia queste considerazioni. Essendo stato presidente della Regione, è difficile immaginare che durante la sua permanenza non abbia adottato gli stessi criteri che oggi rimprovera al governo Schifani.” E aggiunge: “Ognuno fa la predica, ma poi contro chi la fa? Si deve mettere allo specchio. Perché questa regione, che lui oggi definisce fondata sulle clientele, chi l’ha governata negli ultimi decenni? Il centrodestra. E in gran parte lui stesso.”

Per Pumilia, le parole di Musumeci non sono un atto di coraggio ma di autoreferenzialità: “È un discorso privo di qualunque valore politico, un discorso autoreferenziale. Sembra quasi volersi autoassolvere denunciando ciò che lui stesso ha contribuito a creare.”

 

"Quando non c'è politica, tutto diventa mercato delle vacche"

L’analisi di Pumilia sul sistema regionale è durissima: “La vicenda Cuffaro dimostra che la politica siciliana è fondata prevalentemente sulla spartizione del potere. Quando non c'è politica, tutto si riduce a questo mercato oscuro e paradossale delle vacche.” E si chiede: chi dovrebbe intervenire? “Chi dovrebbe mettere ordine? Chi dovrebbe introdurre criteri di qualità, professionalità, efficienza? A chi si rivolge Musumeci? Alla minoranza dell’Ars che conta come il due di coppe quando la briscola è spade?”

 

"A Cuffaro ho voluto bene, ma ha lucrato sul vittimismo carcerario"

Il giudizio su Totò Cuffaro è uno dei passaggi più intensi: “Io a Cuffaro ho voluto bene, perché è un uomo di grande umanità, capace davvero di essere amico.”

Ma subito arriva la stoccata: “Dopodiché lui ha lucrato, lo dico con amarezza, su una sorta di vittimismo carcerario: ‘Ho sbagliato, ho pagato, sono tornato in politica, ora farò diversamente’. E invece no.” 

Pumilia si dice profondamente deluso: “Mi aspettavo che potesse percorrere una strada diversa da quella precedente. Invece c’è stata una coazione a ripetere. Ha ripercorso le stesse strade che anni fa lo avevano portato nei guai.”

E mette in luce un’altra contraddizione: “Pensavo che, richiamandosi impropriamente alla storia della Democrazia Cristiana, potesse portare un minimo di buon senso, moderazione, equilibrio. Invece ha finito per essere funzionale alla destra più destra, fino all’alleanza con Salvini e perfino con Vannacci. Una contraddizione insanabile per chi dice di ispirarsi ai valori cattolico-democratici.”

 

Crisi politica in Sicilia: "E' tutto confuso e divertente, nulla di serio"

Il quadro politico attuale, secondo Pumilia, è quasi grottesco: “La situazione è confusa e perfino divertente, non ha nulla di serio.”

Su Cateno De Luca: “De Luca è un personaggio più da avanspettacolo che da politica seria.”

Sulle elezioni anticipate, taglia corto: “Nessuno pensa davvero di andare al voto con due anni di anticipo. Stanno tutti lì tranquilli, a lucrare i vantaggi del ruolo.”

 

L'opposizione: "Compatta solo per un momento, poi il nulla"

L’unico elemento positivo: “Questa vicenda ha almeno avuto il merito di far trovare una linea comune tra PD e Cinque Stelle, cosa non facile visto che nel PD non si parlano nemmeno tra loro.” Ma non cambia nulla: “La mozione di sfiducia servirà solo a ricompattare la maggioranza. Alla fine diranno: siamo uniti, andiamo avanti, abbiamo gli stessi obiettivi.” Sulla guida politica del centrosinistra: “Il cosiddetto campo largo non va da nessuna parte. In Italia il leader sembra Landini, in Sicilia La Vardera. Non c’è paragone tra i due, ovviamente, ma in entrambi i casi manca una visione. L’urlo sostituisce la politica.”

 

 

 

Costantino Visconti, professore ordinario di diritto penale all’Università di Palermo, responsabile del DEMS, Dipartimento delle Sciene Politiche, è intervenuto a Buongiorno 24 per commentare la nuova indagine che scuote la politica siciliana e, più in generale, il sistema di potere dell’Isola. Con il suo consueto linguaggio diretto, Visconti ha offerto un’analisi durissima, che va oltre l’attualità giudiziaria e fotografa una crisi culturale profonda.

 

 

"Non è più questione morale. E' questione di dignità"

Il professore parte da un episodio simbolico: «Quando discutiamo del presidente dell’ARS — che è innocente fino a prova contraria — dobbiamo però registrare che il 19 luglio, giorno in cui Palermo ricorda Borsellino, lui si fa il selfie, festeggia con Cuffaro, banchetta nella sua magione. Questo non è un problema morale: è una questione di dignità». E aggiunge un rimprovero al mondo politico: «Mi ha colpito che Musumeci abbia invitato Galvagno a proseguire “serenamente” il suo incarico. Ma i partiti devono davvero aspettare le procure per capire qual è un comportamento dignitoso? Io penso di no».

 

"Il problema non sono i reati. E' che in politica accade ciò che nel privato sarebbe impensabile"

Visconti introduce un paragone netto con il mondo aziendale: «Il problema non sono i reati. Quelli vengono alla fine, forse ci sono e forse no. Ma se in un’azienda privata un assessore facesse assumere il figlio da un proprio interlocutore, lo caccerebbero in cinque minuti. Una grande azienda non lo tollererebbe mai».

Poi l’esempio più duro: «Se si dà una consulenza alla moglie di un magistrato, che poi diventa presidente del partito dell’assessore, e il marito chiede di diventare procuratore aggiunto… questo non può accadere. In un’azienda privata qualunque due diligence imporrebbe di evitare rapporti opachi con le controparti».

 

"Mi astengo dal voto. Non per resa, ma perché voglio un modello diverso"

Ecco come la pensa sul voto Visconti: «Oggi ho detto a mia moglie: mi astengo alle prossime elezioni. Mi devo liberare da questo peso. Non è una resa: devo essere convinto. Non do nulla per scontato. O si propone un modello alternativo, o uno vale l’altro — ed è terribile dirlo».

Visconti precisa che il suo è un gesto civile, non un ritiro dalla vita pubblica: «Tra mezz’ora sarò in aula con i miei studenti. Do fiducia e coraggio a loro. Ma la politica deve convincermi, non con la gara a chi è più trasparente, ma con scelte e metodi diversi».

 

"Opposizione parolaia. Perché non chiedono le cose utili?"

L’analisi critica non risparmia nessuno: «L’opposizione è spesso parolaia o movimentista. Ma perché non chiedono il censimento delle consulenze? Perché non pretendono la titolarità effettiva degli operatori economici che contrattano con la Regione? Gli strumenti ci sono, basta studiarli». E prosegue: «La Regione ha un piano anticorruzione. Ma lo conoscono? Ne parlano? Io non ho visto nulla di tutto questo nelle relazioni ufficiali. Allora qual è la loro proposta? Qual è il modello alternativo?».

 

"Il vero problema? Chiunque entra in politica chiede qualcosa"

Accogliendo un intervento in studio, Visconti condivide la diagnosi culturale: «Ha ragione Miccichè: è un problema culturale. Chiunque si avvicina alla politica chiede qualcosa, anche di piccolo. È un sistema radicato. Ma se non ci mettiamo insieme a scardinarlo, non se ne esce».