La violenza contro le donne non si combatte soltanto il 25 novembre. Ma il 25 novembre resta una data necessaria, perché costringe istituzioni, scuole, associazioni e cittadini a fermarsi, a guardare una ferita che continua ad attraversare la società.
A Trapani, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, l’Assessorato comunale alle Pari Opportunità ha promosso “Voci di Resilienza: arte, memoria e forza femminile contro la violenza”, un percorso collettivo di riflessione e consapevolezza ospitato martedì 25 novembre al Complesso San Domenico, dalle 17 alle 21.
L’iniziativa ha coinvolto artiste, scuole, professionisti e realtà associative del territorio. Non un convegno tradizionale, ma un programma costruito con linguaggi diversi: dialoghi, dibattiti, performance, laboratori esperienziali, attività per bambini e momenti di confronto aperti alla cittadinanza.
La scelta del titolo indica già una direzione. “Voci di Resilienza” mette al centro non solo la denuncia della violenza, ma anche la forza delle donne che attraversano il dolore, lo nominano, lo trasformano in parola pubblica.
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali, per poi entrare nel confronto con gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado sul tema “Prospettive di genere e spazi urbani”. È un passaggio importante, perché la violenza non riguarda soltanto la dimensione domestica o privata. Riguarda anche il modo in cui le città vengono vissute, attraversate, percepite come sicure o insicure.
Parlare di spazi urbani significa interrogarsi su libertà di movimento, paura, accessibilità, presenza femminile nei luoghi pubblici. Significa riconoscere che la parità passa anche dalla possibilità di abitare la città senza sentirsi esposte o limitate.
Il programma ha previsto anche il dibattito “Dalla sessualità come tabù alla violenza di genere”, con lo scrittore Giacomo Pilati, la magistrata C. Brignone e la psicologa M.A. De Vita, moderati da V. Colli. Un confronto che ha affrontato uno dei nodi culturali più delicati: la violenza nasce anche dove mancano educazione affettiva, linguaggio, consapevolezza del corpo, rispetto del consenso.
È proprio sul piano culturale che si gioca una parte decisiva della prevenzione. Le norme servono, le denunce servono, la protezione delle vittime è indispensabile. Ma prima ancora occorre lavorare sulle radici: stereotipi, possesso, controllo, silenzi, normalizzazione di comportamenti abusanti.
L’assessora alle Pari Opportunità, Giulia Passalacqua, ha richiamato questo punto: “La comunità trapanese ha dimostrato negli anni una crescente sensibilità verso questi temi, ma la violenza di genere resta una ferita aperta che richiede responsabilità e presenza quotidiana”. Per Passalacqua, l’evento nasce dal desiderio di rendere visibili storie e forza delle donne “attraverso l’arte, il dialogo e la condivisione”.
Anche il sindaco Giacomo Tranchida ha sottolineato la necessità di un impegno comune: “Oggi più che mai dobbiamo essere uniti nel dire basta alla violenza contro le donne”. Il sindaco ha definito l’iniziativa un appuntamento importante per la comunità, capace di ricordare, attraverso arte, cultura e dialogo, il valore di rispetto, uguaglianza e opportunità.
Accanto ai momenti di parola, “Voci di Resilienza” ha dato spazio alle performance artistiche. “Petali Bianchi”, a cura di Officina Teatro LMC, e la danza del Liceo Coreutico di Trapani hanno portato sul palco il linguaggio del corpo e della scena. Sono forme espressive che permettono di raccontare ciò che spesso resta difficile da dire con il discorso diretto: la paura, la frattura, la possibilità di rinascita.
La giornata ha previsto anche diversi laboratori esperienziali: “Tracce d’Ascolto”, “In viaggio con me stessa”, dedicato allo yoga, “Donne, Storie, Immagini”, “La Gerbera Resiliente” e “Camminare con le Scarpe dell’Altra”. Attività pensate non per assistere passivamente a un evento, ma per partecipare, ascoltare, mettersi in relazione.
La presenza di uno Spazio Bimbi, dalle 17.15 alle 19.15, con attività ludiche e letture contro gli stereotipi di genere, ha dato all’iniziativa un altro significato. La prevenzione comincia anche dall’infanzia, dal modo in cui bambine e bambini imparano a riconoscere ruoli, emozioni, differenze e rispetto.
Educare contro gli stereotipi non significa imporre modelli. Significa liberare possibilità. Permettere a ciascuno di crescere senza essere chiuso dentro aspettative rigide, spesso alla base di rapporti diseguali.
Il Comune, nella comunicazione dedicata alla giornata, ha ricordato che il 25 novembre è stato istituito dall’ONU per sensibilizzare sulla violenza di genere, ricordare le vittime e promuovere politiche di prevenzione e contrasto. La data richiama l’assassinio delle sorelle Mirabal, attiviste dominicane uccise nel 1960 dal regime di Rafael Trujillo.
Quella memoria internazionale dà alla giornata una profondità storica. Non si tratta di un rito annuale, ma di una ricorrenza nata da una storia di opposizione politica, violenza patriarcale e coraggio femminile.
A Trapani, “Voci di Resilienza” ha provato a tradurre questa memoria in un percorso locale. Scuole, associazioni, professionisti, artiste e istituzioni hanno costruito uno spazio comune per parlare di violenza senza ridurla a emergenza episodica.
La serata si è conclusa con un aperitivo e un momento musicale. Una chiusura conviviale che non cancella la gravità del tema, ma restituisce l’idea di una comunità che prova a stare insieme, a discutere, a riconoscere il problema e a non lasciare sole le donne.
Il 25 novembre passa. La responsabilità resta. Ed è forse questo il messaggio più importante dell’iniziativa: la violenza di genere non si contrasta solo con la commozione di una giornata, ma con una presenza quotidiana fatta di ascolto, educazione, servizi, linguaggi e scelte pubbliche coerenti.
Ines D’Orazio