Giovedì 11 dicembre, alle 18.30, il Museo Archeologico di Lilibeo Marsala ospita un incontro che mette in dialogo letteratura, arte contemporanea e memoria collettiva. Nella Sala “Maria Luisa Famà” sarà presentato il romanzo “Oltre il nero” di Monica Sapio, pubblicato da Scatole Parlanti, all’interno del format artistico “TExTUS – visibilia solunt” ideato da Claudia Villani.
L’incontro sarà condotto dalla giornalista Jana Cardinale, che dialogherà con l’autrice e con Claudia Villani. Ad aprire i lavori sarà la direttrice del Parco archeologico, Anna Occhipinti. Interverranno anche Maria Rita Carnevale, referente Fidapa BPW Italy sezione Marsala, Nuccia Agueci, referente Fidapa BPW Italy Paceco Terre dell’Elimo Ericino, e Violetta Isaia, presidente dell’associazione Amici del Parco Archeologico di Marsala.
L’appuntamento non è costruito come una semplice presentazione letteraria. Il romanzo entra in relazione con un progetto visivo e partecipativo che usa il tessuto come materia narrativa, simbolica e politica. Il tema è quello della violenza culturale, letta come radice profonda e terreno fertile delle violenze fisiche.
Nella Sala Ettore Gabrici sarà allestita l’installazione partecipata “TExTUS”, composta da frammenti tessili provenienti da abiti donati da donne di due comunità rurali siciliane, Buseto Palizzolo e Calatafimi Segesta. L’opera, curata da Eleonora Maria Romano, costruisce una trama collettiva fatta di storie, presenze, assenze e resistenza.
Il tessuto diventa qui qualcosa di più di un materiale. È memoria del corpo, traccia di vita quotidiana, superficie che conserva gesti, passaggi, relazioni. Ogni frammento porta con sé una provenienza e una storia. Messo insieme agli altri, diventa parte di un racconto comune.
Il progetto richiama la figura mitica di Penelope, ma ne sposta il significato. L’attesa non è immobilità. Diventa gesto attivo, pratica di cura, forma di resistenza. Tessere, disfare, ricomporre: tre azioni che appartengono alla materia e insieme alla vita delle donne, soprattutto quando si tratta di dare forma a ciò che è stato ferito o rimosso.
A completare l’allestimento ci sarà una serie di fotoincisioni su tessuto realizzate da Claudia Villani. Le immagini lavorano sul rapporto tra ferita e cura, presenza e assenza, visibile e invisibile. Il Parco archeologico sottolinea anche il dialogo ideale tra l’installazione e la Venere Lilibetana, uno dei simboli identitari del museo.
Questa relazione con il luogo è decisiva. Il Museo Lilibeo non offre soltanto una cornice. Porta dentro l’evento la memoria archeologica della città, il rapporto con il corpo, con la bellezza, con le forme che attraversano il tempo. L’arte contemporanea non entra nel museo come elemento estraneo, ma come linguaggio capace di interrogare ciò che il museo custodisce.
“Oltre il nero” di Monica Sapio incrocia gli stessi nodi. Il romanzo affronta memoria, identità e sopravvivenza emotiva, esplorando le zone d’ombra dell’esperienza umana e la possibilità di trasformarle in consapevolezza. La scheda di IBS descrive il libro come il ritorno di Andrea Pasìo a Palermo, segnato da una questione familiare irrisolta, mentre sullo sfondo emergono atteggiamenti mafiosi e patriarcali, ricordi nebulosi e verità da ricostruire.
Il dialogo tra libro e installazione funziona proprio perché non sovrappone due linguaggi, ma li lascia risuonare. Da una parte la scrittura, con la sua capacità di attraversare le ferite interiori. Dall’altra la materia tessile, con il suo potere di rendere visibile ciò che spesso resta nascosto.
Il titolo del progetto, “TExTUS – visibilia solunt”, suggerisce questa direzione: quando la trama si scioglie, il visibile rivela ciò che resta. È una formula che tiene insieme il testo e il tessuto, la narrazione e la materia, l’opera individuale e quella collettiva.
La scelta di collocare l’evento dentro un museo archeologico dà al tema una profondità ulteriore. La violenza culturale non è solo un fatto privato o episodico. È una costruzione lenta, fatta di linguaggi, ruoli, silenzi, abitudini, stereotipi. Per questo può essere affrontata anche attraverso pratiche artistiche che lavorano sulla memoria e sulla consapevolezza.
Il progetto “TExTUS” è stato selezionato per la Rome Art Week 2025. La scheda dedicata a Claudia Villani descrive il lavoro come un invito a rallentare lo sguardo, a percepire ciò che resta invisibile nell’eccesso di immagini contemporanee. È una chiave utile anche per leggere l’appuntamento marsalese: fermarsi davanti a una trama, a un frammento, a una parola, per riconoscere ciò che normalmente sfugge.
La presentazione di “Oltre il nero” e l’installazione “TExTUS” diventano così un’unica occasione di confronto sul ruolo dell’arte come pratica civile. Non un’arte separata dalla vita, ma capace di attraversare temi difficili: violenza, memoria, identità, cura, resistenza.
L’ingresso all’incontro è libero fino a esaurimento posti. La mostra “TExTUS” resterà visitabile al Museo Archeologico di Lilibeo fino al 30 dicembre.
A Marsala, dentro le sale del museo, il tessuto e la parola provano a fare la stessa cosa: ricomporre ciò che è stato spezzato, dare forma a ciò che resta in ombra, trasformare la memoria in atto di presenza.
Ines D’Orazio