Salvini scuote il centrodestra siciliano: lo scontro sul dopo-Schifani agita la coalizione
La vittoria della Lega in Veneto ha aperto a lunghe dichiarazioni che hanno coinvolto la Sicilia. Intanto c’è una certezza: il modello Zaia vince, il modello Vannacci è stato bocciato. Quindi i consigli, più che darli, Matteo Salvini dovrebbe — umilmente — incassarli. E magari in Sicilia lasciarsi consigliare dai suoi uomini e donne. E provare a capire — cosa facile, peraltro — che sui territori la Lega non decolla, non c’è, non entra proprio nei consigli comunali. E se ci sono esponenti vicini, si camuffano in liste civiche. A Marsala, quinta città della Sicilia, territorio del “suo” assessore regionale Mimmo Turano e della commissaria Eleonora Lo Curto, con molta probabilità la lista della Lega non ci sarà ma avrà un nome civico. Qualche domanda dovrebbe farsela.
Torniamo alla Sicilia: per Salvini il prossimo nome da candidato presidente, nel 2027, potrebbe essere proprio un leghista. I nomi di spicco ci sono, a cominciare da Luca Sammartino. Il “consiglio” di Salvini ha mosso le acque, già poco chete, di una coalizione che fatica pure a decidere cosa sarà domani.
Le reazioni
Ad intervenire subito il commissario regionale di Forza Italia, Marcello Caruso: “Ringrazio il Ministro Salvini per il suo interesse verso la Sicilia, ma desidero precisare che Forza Italia non ha bisogno di consigli non richiesti, dei quali peraltro può tranquillamente fare a meno. Il Ministro è liberissimo di occuparsi, come è giusto che sia, di altre regioni. Per quanto riguarda la Sicilia c’è però una verità incontestabile che rende il suo ragionamento fragile: la Sicilia è guidata, con risultati eccellenti, da Renato Schifani. Un governo di cui Forza Italia rivendica con forza e orgoglio i risultati, da tutti indicati come uno dei motori trainanti della ripresa economica siciliana, finalmente avviata per recuperare il gap con il resto del Paese. Una realtà confortata da tutti i parametri economici e certificata da soggetti esterni e autorevoli come Banca d’Italia, Istat e le principali Agenzie di rating. Non credo poi si possa ignorare un dato altrettanto inequivocabile, che è il peso politico ed elettorale di Forza Italia in Sicilia, che a tutte le ultime competizioni elettorali si è confermata come primo partito dell’Isola per consensi e per numero di eletti, e che ci consente di esprimere con la massima serenità una certezza rispetto al nostro ruolo guida al Governo della Sicilia.”
Ed è pure Grande Sicilia–Mpa che ha bocciato le parole di Salvini: “Intempestiva oltre che inopportuna l’ipotizzata candidatura avanzata da Matteo Salvini per la prossima Presidenza della Regione siciliana. Poiché contraddice la più volte dichiarata opzione a favore del Presidente in carica. Ancora perché cade alla vigilia dell’esame in Aula della legge di stabilità. Infine perché fa riflettere su quanto la coalizione dovrà affrontare prossimamente. Comprensibile, comunque, stante la parziale impraticabilità, il subentro nell’ottica dell’asse nuova DC–Lega e dei relativi progetti.”
A metterci una pezza Nino Germanà, segretario regionale del Carroccio: “La Lega è stata protagonista nella scelta del presidente Schifani per la guida del governo regionale ed è un alleato responsabile nella coalizione. Del resto, all’interno del governo della Sicilia, il nostro partito ha posizioni di assoluta responsabilità, a partire dalla vicepresidenza. Le parole odierne del nostro leader Matteo Salvini sono state estrapolate da un contesto più ampio, nell’analisi che faceva del voto delle ultime regionali di Campania, Puglia e Veneto. Abbiamo colto molto nervosismo e quasi una polemica interessata nelle reazioni di cui abbiamo preso atto, e non sorprende più di tanto l’eccessiva polemica di qualcuno apparso sempre come alleato a corrente alternata più che convinto sostenitore del governo Schifani. La nostra lealtà è sotto gli occhi di tutti. In poche parole, a chi immagina scenari per noi non intellegibili rispondiamo: hic manebimus optime.”
I retroscena
La dichiarazione di Salvini non è arrivata sul tavolo improvvisa: fa parte di un ragionamento — che non avrebbe dovuto svelare — tra la Lega e FdI. I mugugni contro l’attuale presidente della Regione sono noti, non c’è più la convergenza di intenti e di candidatura al bis. Si giocherebbe quindi su due livelli: ricandidare Nello Musumeci in Sicilia, lasciare alla Lega la Lombardia.
Vi è un’altra verità: a difendere Schifani sono rimasti in pochi, al suo bis non crede più nessuno. La pattuglia azzurra all’ARS non è contenta degli assessori tecnici espressi dal governatore senza condivisione con i deputati.
Il 2 dicembre, mozione in Aula
Si partirà martedì 2 dicembre alle ore 14 per la discussione della mozione di sfiducia all’ARS per il presidente Renato Schifani. Dichiarazioni, dunque, quelle di Salvini che sono arrivate, come alleato della coalizione, in maniera inopportuna.
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