Marsala. La relazione di fine mandato di Grillo: "Ho detto tanti no, rifarei tutto"
Il sindaco di Marsala, Massimo Grillo, ha presentato in Consiglio comunale la sua relazione annuale, che coincide anche con quella di fine del mandato. Sono circa 143 pagine in cui il primo cittadino parte da una premessa politica, passando per l’emergenza Covid e la programmazione futura.
Spazio anche ai temi più caldi: la crisi idrica, i problemi dell’apparato amministrativo e un ringraziamento, nonostante tutto, al Consiglio:
“Quel contratto (si riferisce al programma elettorale del 2020) è stato sottoscritto da gran parte dei consiglieri comunali che sono qui”. Peccato che, uno dopo l’altro, lo abbiano poi scaricato.
La macchina amministrativa
Secondo Grillo, è in atto un’inversione culturale:
“La macchina è pronta per affrontare il prossimo quinquennio e fare ancora meglio. Abbiamo avuto visione sulla mobilità, sul waterfront, sul rafforzamento della legalità, sulla rigenerazione urbana, sulla trasparenza negli appalti e sugli accordi per le politiche sociali. Il lavoro più delicato è stata l’ordinaria amministrazione”. Su questo punto, Grillo intende costruire un piano strategico: non basterebbe un'applicazione tecnica, ma un intervento organico e strutturale.
Cantieri culturali
Il sindaco ha ammesso alcune criticità nella gestione dei cantieri culturali, ma sottolinea:
“A fine mandato abbiamo risolto tutte le irregolarità che li riguardavano. Ora resta soltanto il cantiere del Complesso monumentale San Pietro. Con l’inaugurazione della Biblioteca, completeremo tutti gli interventi. Ci è voluto tempo, ma siamo arrivati a un traguardo importante”.
La questione politica: i no detti
Grillo oggi non ha più la maggioranza compatta con cui era stato eletto. Dopo le prime defezioni, si è arrivati a una vera e propria emorragia politica.
I partiti che lo hanno sostenuto nel 2020 hanno subito forti scossoni: in particolare le liste collegate al Movimento VIA, tre in totale, messe in piedi da esponenti storici della politica marsalese come Arturo Galfano, Michele Gandolfo e Ignazio Chianetta. Molti furono eletti, altri si aggiunsero dopo. Poi arrivò lo scossone giudiziario.
Va detto con chiarezza: nel 2020, Saverio Papania fu parte attivissima nella campagna elettorale di Grillo. Fece nominare in giunta Gandolfo, Galfano e D’Alessandro. Grillo, però, disse no a Chianetta. Quei componenti erano parte integrante della sua maggioranza. Furono poi rimossi dallo stesso sindaco, ma oggi sono ancora politicamente attivi e pronti a sostenere altri candidati.
Grillo ha parlato apertamente delle spaccature interne:
“Mi sono ritrovato in difficoltà. È evidente che esistono problemi all’interno dei gruppi politici, che hanno avuto ricadute anche sull’azione amministrativa. Ho fatto di tutto per cercare collaborazione. In piena pandemia chiesi un nome di spessore per l’assessorato alle Grandi Opere e al PNRR, ma non ci fu alcuna risposta. Oggi, molti risultati raggiunti avremmo potuto condividerli. In altri casi ho dovuto dire dei no. Scelte difficili da comprendere, ma necessarie per difendere l’autonomia dell’Amministrazione”.
Qualche sassolino se lo toglie:
“In questi anni ho incassato tanto. Il Consiglio comunale è stato spesso pieno di tensioni, è un dato oggettivo. Ho detto molti no, anche senza spiegazioni, per proteggere la dignità delle persone. Non consento che venga messa in discussione”.
Poi, un appello finale:
“Dobbiamo interrompere la catena di insulti e offese. Le reazioni eccessive non fanno bene alla città”.
Nel 2026 si voterà, e sarà una campagna elettorale intensa. Grillo lo ha già anticipato: molte cose saranno raccontate, a partire proprio da quei "no" tanto discussi.
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