Caso Palashark, l’appello di Garraffa: “Seppellite l’ascia di guerra"
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Nella lunga e logorante contesa tra Comune di Trapani e Trapani Shark interviene una voce autorevole della storia sportiva cittadina: l’ex senatore Vincenzo Garraffa, già presidente della Pallacanestro Trapani alla fine degli anni ’80. Una figura che, per ruolo istituzionale e memoria sportiva, conosce bene cosa significhi guidare una società in momenti delicati.
Il suo appello – lungo, articolato e dal tono insieme severo e accorato – è rivolto al sindaco Giacomo Tranchida, al presidente della Trapani Shark Valerio Antonini, ma anche agli sportivi e ai tifosi granata. E fotografa perfettamente lo stato emotivo della città: «profondamente amareggiata», scrive Garraffa, «per il buon nome della mia piccola e splendida Trapani».
Nel suo intervento Garraffa non usa giri di parole. Definisce l’attuale scontro una «diatriba politico-sportiva» che sta mortificando l’immagine della città e creando un clima di tensione inutile e dannoso.
«Qualunque guerra non ha mai prodotto benessere», scrive. E, nel caso trapanese, le vittime sarebbero molte:
- i 3.500 abbonati,
- i 5.000 spettatori che riempiono il PalaDaidone,
- i tifosi che seguono la squadra in tutta Italia ed Europa,
- lo staff tecnico,
- gli atleti,
- e più in generale l'intero movimento sportivo cittadino.
Una comunità sportiva che, dice l’ex senatore, sta vivendo «crescente difficoltà e disagi», pur continuando a onorare Trapani con professionalità e risultati.
“Servite Trapani, non servitevi di Trapani”
Garraffa si tiene fuori dal merito tecnico-giuridico della vertenza, ma lancia una bordata politica e morale ai protagonisti della contesa:
«Invito i contendenti a spendere le loro migliori energie per servire Trapani e non per servirsi di Trapani per fini poco nobili ed arrogantemente egoistici».
Una frase che colpisce nel segno, soprattutto dopo mesi di accuse incrociate, minacce legali, post al vetriolo, conferenze stampa infuocate e crescente sfiducia tra i cittadini.
L’appello: “Basta ostilità. È ancora possibile fermarsi”
Il cuore del messaggio è un invito alla tregua:
- al sindaco Tranchida e
- al presidente Antonini
Garraffa chiede di «cessare le ostilità» e dimostrare di amare Trapani più del proprio ego o delle proprie ragioni.
Agli sportivi chiede invece di non farsi trascinare nel clima di scontro:
«Evitate striscioni ingenerosi e meschini. La signorilità del tifo granata è un patrimonio da difendere».
E ai tifosi ricorda lo spirito che negli anni ’80 guidò la sua Pallacanestro Trapani:
«Col cuore in mano e col coltello tra i denti: Forza Trapani!».
Una voce che chiede maturità
L’intervento di Garraffa arriva in un momento di massima tensione: tra minacce di addio, fatture contestate, ricorsi annunciati, accuse reciproche e un clima cittadino esasperato.
La sua è un’esortazione alla responsabilità, al ritorno a toni compatibili con una comunità civile, e a non trasformare una controversia amministrativa in una guerra di religione.
Un messaggio semplice e allo stesso tempo necessario: Trapani – conclude – non può essere ostaggio di «una rissa personale» che rischia di distruggere ciò che negli ultimi anni lo sport aveva faticosamente costruito.
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