In questi giorni i sindaci della provincia di Trapani fanno a gara a chi sfoggia l’albero più spettacolare, le luminarie più scintillanti, l’installazione più instagrammabile. Tra inaugurazioni, countdown, sponsor e show di accensione, il Natale si misura a colpi di watt e coreografie luminose.
E poi c’è Campobello di Mazara.
Sui social – rilanciato anche dalla popolare pagina “Viaggi nel degrado” – circola da ore lo scatto di quello che molti definiscono “l’albero più brutto della Sicilia”: un grande cono metallico illuminato con pochi fili di luci blu, montato in una piazza periferica e poco curata. Un’immagine che ha scatenato ironie, commenti sarcastici, paragoni impietosi con le luminarie delle località vicine.
C’è chi parla di “albero fantasma”, chi di “installazione post-apocalittica”, chi scherza sulla “povertà estetica” del Comune.
Ma in mezzo a questa valanga di sarcasmo, arriva una voce diversa. È quella di Enza, residente della zona, che sotto il post scrive parole che ribaltano completamente la prospettiva:
«A chi sorride o ironizza davanti a questa foto vorrei dire che forse non immagina la gioia dei bambini e delle persone di quel luogo nel vedere un albero di Natale tutto per loro, nel ritrovarsi insieme per l’accensione delle luci.
Quelle luci, che magari non sono perfette o messe in linea, portano però un significato grande: sono segno di speranza, pace, amicizia e accoglienza.
Non è l’estetica che conta, ma la luce che scalda i cuori e unisce la comunità.
Mi rammarico che c’è tanta gente che sa guardare solo l’esteriorità e non il cuore».
Un commento semplice, ma capace di mettere a fuoco l’essenziale: dietro quell’albero imperfetto c’è una comunità che, nonostante tutto, prova a ritrovarsi; ci sono bambini che non guardano le simmetrie delle luci ma l’emozione dell’attesa; ci sono persone che vedono in quell’installazione un gesto, un segno, un momento di condivisione.
E forse, al di là del dibattito estetico, è proprio qui il punto: in un paese attraversato da difficoltà economiche, tensioni politiche e problemi irrisolti, un albero storto può rappresentare molto più di quanto appare. Può essere un simbolo fragile, certo, ma reale. Non da cartolina, ma vissuto.
Sta a noi decidere cosa vedere: l’imperfezione di quattro fili blu o la forza di una comunità che, anche con poco, prova ancora ad accendere la sua luce.