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11/12/2025 14:46:00

Trapani, torna a splendere il presepe in corallo del Museo Pepoli

Il corallo non è soltanto uno dei materiali più preziosi della tradizione artistica trapanese. È una parte dell’identità della città, una memoria lavorata a mano, un linguaggio che per secoli ha legato Trapani al Mediterraneo.

Sabato 13 dicembre, alle 17, il Museo regionale “Agostino Pepoli” presenterà al pubblico il restauro di un presepe in corallo del XVIII secolo, uno dei capolavori più raffinati dell’artigianato locale. L’intervento è stato finanziato dall’Associazione Amici del Museo Pepoli e restituisce visibilità a un’opera che racconta una stagione alta della produzione artistica trapanese.

L’appuntamento si inserisce nella seconda edizione de “Il Corallo anima di Trapani”, il programma promosso dal Comune di Trapani e dalla Biblioteca Fardelliana, con il contributo dell’Assessorato regionale delle Autonomie locali e della Funzione pubblica.

Il presepe restaurato non è solo un oggetto devozionale. È una sintesi di arte, fede, tecnica e cultura materiale. Nella tradizione trapanese, il corallo veniva accostato ad altri materiali preziosi, trasformandosi in sculture, arredi sacri, gioielli, paramenti, oggetti domestici e opere di forte valore simbolico.

Il Museo Pepoli conserva una delle testimonianze più importanti di questa storia. La sezione dedicata al corallo è tra le più note del museo e documenta la fortuna dell’“oro rosso” trapanese tra il Seicento e il Settecento, quando le botteghe locali erano conosciute ben oltre la Sicilia.

Nella collezione del museo figurano anche presepi completi in materiali marini, corallo e alabastro, attribuiti ad Andrea Tipa e alla sua bottega. Sono opere in cui la Natività viene ambientata tra balze, anfratti e concrezioni marine, con una città turrita posta in alto, probabilmente Gerusalemme. È un immaginario che tiene insieme racconto sacro e paesaggio mediterraneo.

Il restauro presentato il 13 dicembre permette dunque di guardare da vicino un patrimonio delicato, fatto di dettagli minuti e materiali fragili. Ogni elemento racconta la perizia dei corallai trapanesi, capaci di trasformare un materiale naturale in racconto figurativo.

In un tempo in cui molte tradizioni artigianali rischiano di diventare soltanto memoria, il recupero di un’opera come questa ha un significato che va oltre la conservazione. Restaurare significa restituire leggibilità. Significa permettere al pubblico di riconoscere la complessità di un sapere che univa tecnica, devozione, commercio, gusto e identità cittadina.

Non a caso l’iniziativa si colloca dentro un programma più ampio dedicato al corallo. Fino al 12 dicembre, il Museo Pepoli ospita il laboratorio creativo “Dal Mediterraneo al Museo – Il viaggio del corallo”, pensato per avvicinare i visitatori alla storia e alle tecniche dell’arte corallara trapanese.

Il calendario de “Il Corallo anima di Trapani” ha coinvolto anche botteghe e showroom della città, aperti agli studenti per far conoscere da vicino le fasi della lavorazione. È un passaggio importante, perché il patrimonio non si tutela solo esponendo opere finite. Si tutela anche raccontando i gesti, gli strumenti, i tempi e le competenze che quelle opere hanno reso possibili.

La seconda edizione del progetto culminerà il 19 dicembre con la tavola rotonda internazionale “Rotte del Corallo – Dialogo tra culture mediterranee”, in programma alla Biblioteca Fardelliana. In quell’occasione è prevista la firma del protocollo per la nascita della Rete Mediterranea delle Città del Corallo, che unirà Trapani, Sciacca, Torre del Greco, Alghero, Tunisia e Andalusia in un percorso comune di tutela, promozione e cooperazione culturale.

È una prospettiva che colloca Trapani dentro una geografia più ampia. Il corallo non appartiene a una sola città. Ha attraversato rotte, mercati, culture e maestranze. Ma a Trapani ha assunto una forma particolare, riconoscibile, capace di lasciare un segno profondo nella storia delle arti decorative europee.

Durante il mese di dicembre, anche la Biblioteca Fardelliana ospiterà un percorso audiovisivo dedicato al corallo, con proiezioni di docufilm e documentari. Il racconto passa così dalle opere ai video, dalle botteghe al museo, dalla formazione degli studenti al confronto internazionale.

La presentazione del presepe restaurato al Museo Pepoli diventa, in questo quadro, uno dei momenti più significativi del programma. Riporta l’attenzione su un capolavoro fragile e prezioso, ma anche su una domanda più ampia: come si tramanda oggi una tradizione senza ridurla a semplice decorazione?

La risposta sta forse proprio nel percorso costruito attorno all’evento. Restauro, didattica, botteghe, archivio audiovisivo, dialogo mediterraneo. Il corallo viene raccontato non come reperto immobile, ma come materia viva di una storia che continua a interrogare la città.

Trapani ha costruito una parte della propria immagine sul corallo. Ma il valore di questa tradizione non sta soltanto nella bellezza degli oggetti. Sta nella cultura del lavoro, nella sapienza artigiana, nella capacità di trasformare un materiale del mare in forma, racconto e identità.

Il presepe settecentesco restaurato torna così a mostrarsi non solo come opera d’arte, ma come frammento di una memoria collettiva. Una memoria che chiede cura, studio e continuità.

Ines D’Orazio