La linea ferroviaria Palermo-Trapani è tra le peggiori d’Italia per qualità del servizio, tempi di percorrenza e affidabilità. A certificarlo è l’ultima edizione di “Pendolaria”, il rapporto annuale di Legambiente che analizza lo stato delle ferrovie regionali e pendolari nel Paese.
Un dato che, per chi vive e lavora nella Sicilia occidentale, non suona come una sorpresa, ma come l’ennesima conferma di un disagio quotidiano che dura da anni.
Tempi da record (in negativo)
Secondo Legambiente, la Palermo-Trapani è una delle linee con i tempi di percorrenza più lunghi in rapporto ai chilometri, spesso superiori alle 3 ore per coprire poco più di 140 km, a seconda del tracciato scelto (via Milo o via Castelvetrano). Un tempo che rende il treno non competitivo rispetto all’auto privata e che penalizza pendolari, studenti, lavoratori e turisti.
La chiusura pluriennale della tratta Palermo-Trapani via Milo, riaperta solo parzialmente dopo anni di frane, cantieri e promesse mancate, pesa ancora oggi come un macigno sulla mobilità del territorio.
Ritardi, soppressioni e servizi ridotti
Nel rapporto Pendolaria, la linea viene indicata tra quelle caratterizzate da:
- frequenti ritardi
- soppressioni improvvise
- materiale rotabile obsoleto
- bassa frequenza delle corse
Un mix che scoraggia l’uso del treno e spinge sempre più persone verso l’auto, con conseguenze evidenti su traffico, sicurezza stradale e inquinamento.
Cantieri eterni e assenza di visione
Legambiente sottolinea come il problema non sia solo infrastrutturale, ma anche politico e gestionale. La Palermo-Trapani è l’emblema di una ferrovia:
- mai davvero modernizzata
- priva di elettrificazione su lunghi tratti
- senza un progetto organico di rilancio
I cantieri, quando partono, si trasformano spesso in opere senza fine, con tempi che si dilatano ben oltre ogni previsione e senza benefici immediati per l’utenza.
Sicilia occidentale penalizzata
Nel dossier si evidenzia come le aree periferiche e insulari siano le più penalizzate dal punto di vista ferroviario. La Sicilia occidentale, in particolare, paga un isolamento strutturale che incide sul diritto alla mobilità, sullo sviluppo
economico e sulla coesione territoriale.
Una linea ferroviaria inefficiente significa:
- meno opportunità di lavoro
- meno studenti che possono spostarsi agevolmente
- meno turisti che scelgono il treno
- più auto sulle strade
Le richieste di Legambiente
L’associazione ambientalista chiede con forza:
- il completamento reale degli interventi sulla Palermo-Trapani
- l’elettrificazione della linea
- un potenziamento delle corse
- treni più moderni e affidabili
- una strategia che metta il trasporto ferroviario al centro della transizione ecologica
Una storia che si ripete
A ogni nuovo rapporto Pendolaria, la Palermo-Trapani torna puntualmente tra le linee peggiori d’Italia. Cambiano i governi, passano i finanziamenti, arrivano annunci e conferenze stampa, ma per chi prende il treno la realtà resta la stessa.
E mentre si parla di PNRR, mobilità sostenibile e riduzione delle emissioni, la ferrovia che dovrebbe unire Palermo e Trapani continua a essere, nei fatti, una delle principali ferite infrastrutturali della Sicilia.