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Il figlio di una delle amanti di Matteo Messina Denaro non potrà continuare a vivere con i genitori. Lo ha stabilito il Tribunale per i minorenni di Palermo, disponendo l’allontanamento del bambino dal nucleo familiare e il suo affidamento a una comunità fuori dalla Sicilia.
Il provvedimento è stato firmato dal giudice Nicola Aiello, su richiesta della Procura per i minorenni guidata da Claudia Caramanna. Alla base della decisione, la valutazione di un contesto familiare ritenuto gravemente compromesso e incompatibile con una crescita sana del minore.
La madre è attualmente agli arresti domiciliari con l’accusa di avere favorito per anni la latitanza del boss di Castelvetrano. Il padre, già arrestato in passato per reati di mafia, rappresenta – secondo i giudici – un ulteriore elemento di rischio. Nel provvedimento si parla esplicitamente di un “ambiente familiare permeato di valori mafiosi”, tale da esporre il bambino a un concreto pericolo di interiorizzazione di modelli educativi e comportamentali devianti.
Il collegio sottolinea come l’“humus socio-familiare criminogeno” nel quale il minore è nato e cresciuto “pone una seria ipoteca sul suo futuro”, evidenziando il rischio che, senza interventi di sostegno e rieducazione alla legalità, il bambino possa ereditare schemi culturali e relazionali incompatibili con la vita civile.
Il giudice ha disposto anche l’inserimento dei genitori in un programma di supporto e valutazione delle competenze genitoriali, nell’ambito del protocollo “Liberi di scegliere”. Psicologi e assistenti sociali dovranno seguire il percorso e riferire periodicamente al tribunale. Solo all’esito di questa valutazione si deciderà se il minore potrà un giorno tornare a vivere con la famiglia.
Nel provvedimento emerge anche un giudizio severo sulla condotta della madre, che – si legge – non avrebbe mai spiegato al figlio le ragioni della sua reclusione domiciliare, giustificandola con motivi legati a presunte difficoltà quotidiane. Una relazione sentimentale e una condotta di adesione agli ideali della latitanza mafiosa che, secondo il giudice, hanno “gravemente esposto il minore a rischi connessi alla delegittimazione sociale della famiglia”.
Diversa la posizione del padre, che avrebbe dichiarato di non essere disponibile a intraprendere alcun percorso di rieducazione alla legalità.
Per il bambino si apre adesso una fase delicata, lontano dai genitori, con l’obiettivo – indicato chiaramente dal tribunale – di spezzare il legame con un contesto mafioso e garantire un futuro fondato su valori alternativi a quelli della criminalità organizzata.
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