L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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Sei alloggi comunali ceduti definitivamente a un privato. È da qui che scoppia la polemica in Consiglio comunale sul progetto di social housing da circa 8 milioni di euro approvato a Trapani. Il privato ha un nome e un cognome: Amato Costruzioni Srl, soggetto promotore dell’intervento che coinvolge ex scuola Eugenio De Rosa, immobili di via Carreca e la Chiazza – ex Mercato del Pesce.
La delibera prevede 36 unità complessive:
– 30 alloggi restano di proprietà del Comune, ma vanno in gestione al privato per 26 anni a canone sostenibile;
– 6 alloggi di via Carreca vengono ceduti a titolo definitivo alla ditta. Per sempre.
Ed è su questo passaggio che l’aula si spacca. Il consigliere di opposizione Maurizio Miceli va dritto al punto: «Parliamo di una delibera con 96 allegati, stime, particelle catastali. Il progetto nasce nel 2018: voglio vedere le carte, non basta la parola dell’assessore. Chi paga gli adeguamenti dei prezzi? Regione, Comune o privato?». E poi l’affondo: «Questi immobili sono nel Piano delle alienazioni votato pochi giorni fa. È legittimo cederli così? Senza un riferimento chiaro al TUEL, il rischio di atto illegittimo c’è».
Dal fronte della maggioranza, l’assessore all’Urbanistica Giuseppe Pellegrino rivendica l’operazione e ne chiarisce l’impianto: «I 30 alloggi sono a gestione temporanea e restano comunali: dopo 26 anni torneranno nella piena disponibilità del Comune, che incasserà i canoni. I sei alloggi ceduti sono la controparte dell’investimento privato: oltre 4,8 milioni di euro». Pellegrino aggiunge che «il cofinanziamento comunale è di 187 mila euro, erogato solo dopo il 50% dei lavori» e che «dal ricavato complessivo si finanziano anche la riqualificazione della Chiazza e della fontana “La Venere”». Poi la rivendicazione politica: «È un progetto che il PD Trapani porta avanti da anni sul diritto alla casa e sulla rigenerazione urbana».
Ma chi controlla e chi ha validato l’operazione? A rispondere è il dirigente dei Lavori pubblici Orazio Amenta: «Il Consiglio comunale pianifica l’utilizzo di questi immobili dal 2018, con atti di bilancio e urbanistici. Il progetto definitivo è del 2022 ed è stato rimodulato sui prezzi attuali secondo il D.Lgs. 36/2023. La Giunta lo ha approvato il 30 giugno 2025 con tutti i nulla osta, incluso il Genio civile». E sui tempi: «La convenzione è approvata e i lavori partono a gennaio: durata prevista 24 mesi». Amenta chiarisce anche che «gli oneri di urbanizzazione non si pagano in denaro, ma vengono compensati con gli interventi su Chiazza e Venere».
Come funziona l’housing? 30 alloggi a canone sostenibile, senza consumo di suolo, destinati a nuclei a basso reddito, anziani in disagio e giovani coppie, secondo la normativa regionale e il Piano Casa. Gestione privata per 26 anni, poi ritorno al pubblico. Sei alloggi, invece, escono dal patrimonio comunale.
La sintesi politica è tutta qui: rigenerazione urbana sì, ma concessioni al privato che dividono. E mentre il PD Trapani si intesta l’operazione come bandiera sociale, l’opposizione chiede una cosa sola: trasparenza totale su valori, controlli e legittimità. Perché, in aula, la domanda resta sospesa: sei case per sempre valgono l’equilibrio dell’operazione?
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