L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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Uno su quattro. È questo il dato che pesa più di tutti quando si parla di violenza di genere nel Trapanese. L'azione delle istituzioni reagisce ai dati del 2025 quando la recidiva è salita al 24,32%. Ovvero a Trapani una persona su quattro, già condannata, torna a commettere reati contro donne, spesso dentro le mura di casa. È dentro questo quadro che il Comune ha voluto compiere un passo concreto: parte il bando per attivare un centro antiviolenza in un bene confiscato alla criminalità organizzata, in via Dalmazia n.1.
L’edificio è già pronto. Ristrutturato e arredato grazie a circa 257 mila euro di fondi PNRR, Missione 5 Inclusione sociale, è stato destinato in modo definitivo a finalità sociali. Ora l’amministrazione, come capofila del Distretto socio sanitario 50, cerca uno o più enti del Terzo settore per avviare la co-progettazione e rendere operativo il centro.
Non si tratta di un appalto, ma di una gestione condivisa: accoglienza, protezione, supporto psicologico e legale, percorsi di autonomia per donne e figli minori, integrazione con la rete antiviolenza territoriale. Un investimento pubblico che sfiora i 300 mila euro complessivi se si considerano i lavori già eseguiti e l’attivazione dei servizi.
I numeri spiegano perché questa struttura serve ora. I dati presentati a marzo 2025 al Tribunale di Trapani parlano di una violenza che cambia volto ma non diminuisce. Nel 2024 i maltrattamenti in famiglia sono cresciuti del 9%, passando dal 30,85% al 39,64% dei reati da Codice Rosso. Cala lo stalking, ma aumentano i casi più gravi e continui, quelli che si consumano tra conviventi e familiari.
L’età degli autori si abbassa: la fascia 18-35 anni rappresenta il 43,16%, ma crescono anche gli over 50, saliti al 38,80%. La violenza non è marginale né “importata”: circa il 90% degli autori è di nazionalità italiana. E mentre in città i casi diminuiscono, aumentano nei comuni vicini: Erice raddoppia, Alcamo passa dal 6,31% al 39,10% in un solo anno.
C’è poi un altro dato che pesa: nel 2024 le remissioni di querela arrivano al 13%. Dietro quelle rinunce ci sono spesso dipendenza economica, mancanza di alternative, assenza di luoghi sicuri. Ed è qui che un centro antiviolenza diventa più di un progetto: diventa una possibilità concreta di uscita dalla violenza.
L’avviso pubblico resterà aperto 25 giorni. Dopo la selezione degli enti, partirà la fase di co-progettazione. Il centro non è ancora operativo, ma la struttura c’è, i fondi sono stati spesi e i numeri dicono che il bisogno è reale. A Trapani, la sicurezza di figlie, madri e compagne passa anche da qui.
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