Non si tratta soltanto di un incontro disertato, ma di un passaggio politico che, secondo il comitato “Trapani Erice una città”, fotografa lo stato del dibattito pubblico sul futuro del territorio. Al centro della denuncia, la mancata partecipazione di una parte significativa della maggioranza consiliare ericina al confronto promosso nei giorni scorsi.
Assenti i gruppi “Patto per Erice” e “Nuovo per Erice”, così come la Presidenza del Consiglio comunale: il presidente Ruggero Messina, pur sollecitato tramite PEC e contatti diretti, non avrebbe preso parte all’incontro.
Hanno invece partecipato i consiglieri Assunta Aiello e Michele Cavaretta del Gruppo Misto e i rappresentanti di Socialisti e Liberali, Simona Mannina e Alberto Pollari, intervenendo nel dibattito.
Il tema della fusione è strettamente legato alle criticità del territorio, dai frequenti allagamenti durante le forti piogge ai disservizi urbani, come il semaforo di via Manzoni rimasto guasto per lungo tempo. Non si tratterebbe, dunque, di una questione astratta o puramente istituzionale, ma di una proposta di riorganizzazione strutturale per affrontare problemi che si ripresentano ciclicamente.
La riflessione è inevitabilmente politica. La mancata partecipazione potrebbe essere letta come un segnale di chiusura su un tema capace di incidere sugli equilibri locali. L’unificazione dei due Comuni comporterebbe infatti una ridefinizione degli assetti istituzionali e della rappresentanza, con possibili effetti sulle dinamiche di potere consolidate.
Resta quindi l’interrogativo sulle ragioni di questa scelta: disinteresse o calcolo politico? È una domanda che resta sullo sfondo ma che attraversa l’intero dibattito.
Per il comitato “Trapani Erice” diventa centrale una visione capace di offrire opportunità e prospettive, in contrapposizione a quella che viene definita una gestione limitata all’ordinaria amministrazione.
La fusione tra Trapani ed Erice continua così a dividere la politica locale: per alcuni uno strumento per razionalizzare risorse e rafforzare la capacità amministrativa, per altri un’ipotesi che suscita resistenze e perplessità. Il confronto, per ora, appare in salita. Ma il tema resta uno dei nodi centrali per il futuro istituzionale del territorio.