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03/01/2026 06:00:00

Il 2026 è l'anno del PNRR. Cantieri da chiudere e soldi da non buttare in Sicilia

Il 2026 non è “un altro anno”. È l’ultimo giro di pista del PNRR: entro il 30 giugno 2026 gli interventi devono arrivare al traguardo, con lavori conclusi e target centrati, altrimenti i fondi si fermano e restano solo i cartelli di cantiere a fare arredamento urbano.  


Per la Sicilia – regione svantaggiata per infrastrutture, servizi e capacità amministrativa – questa era (ed è) la più grande occasione dal dopoguerra per recuperare terreno su sanità, scuola, strade, digitale. E proprio per questo il rischio è doppio: non farcela con i tempi e spendere male, infilando nel PNRR opere discutibili o progetti senza un vero senso.

Cos’è il PNRR e perché conta così tanto

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è il modo in cui l’Italia usa le risorse del Next Generation EU, nate dopo il Covid per rimettere in moto economie e servizi. È un piano gigantesco: 191,5 miliardi (tra prestiti e sovvenzioni) a cui si aggiungono risorse nazionali complementari.
Dentro ci sono missioni e misure che toccano tutto: digitale, transizione ecologica, infrastrutture, scuola, sanità, inclusione sociale. E la regola base è brutale: milestone e target devono essere rispettati, con monitoraggio e rendicontazione sulla piattaforma ReGiS, altrimenti i pagamenti non arrivano. 

 

Scadenza 30 giugno: il tempo delle scuse è finito

La data che pesa come un macigno è quella: 30 giugno 2026. Non è una scadenza “indicativa”, è il confine oltre il quale non si passa.
E non basta dire “abbiamo avviato”: nel PNRR contano i fatti, i SAL reali, i collaudi, i pagamenti corretti, la rendicontazione che regge ai controlli. Qui cascano in tanti, perché un cantiere può anche andare avanti, ma se la macchina amministrativa non registra e certifica bene, per Bruxelles è come se non fosse successo nulla.

 

Sicilia: miliardi in arrivo, ma la vera sfida è trasformarli in opere utili

Sulla dote complessiva destinata alla Sicilia circolano numeri diversi a seconda di come si conteggiano progetti diretti, indiretti e cofinanziamenti: c’è chi parla di circa 16 miliardi, chi di importi più alti se si includono altre fonti. 
In ogni caso, parliamo di una valanga di soldi pensata anche per ridurre il gap con il resto d’Italia. Ed è qui che nasce l’allarme: tra ritardi, rendicontazioni basse e difficoltà degli uffici tecnici (soprattutto nei Comuni), il PNRR rischia di diventare la solita storia siciliana: grande occasione, risultati piccoli. Il dibattito politico regionale lo dimostra: da una parte c’è chi segnala un disastro su spesa e certificazioni, dall’altra chi sostiene che gli impegni siano alti ma “disallineati” nei sistemi. In mezzo ci sono i cantieri, che non si chiudono con i comunicati stampa.

 

Trapani: segnali migliori, ma il conto finale arriva nel 2026

In provincia di Trapani, almeno su alcuni filoni – come la rigenerazione urbana – i segnali raccontati negli ultimi tavoli tecnici sono più incoraggianti: cantieri avviati, cronoprogrammi rispettati in diversi Comuni, prefettura e cabina di regia che tengono pressione su monitoraggio e rendicontazione.
È la parte “buona” della storia: quando uffici tecnici, ragionerie e RUP lavorano in squadra, il PNRR si può portare a casa. Ma il punto resta lo stesso: il giudizio non è oggi, è quando le opere saranno concluse e certificate entro la deadline.

 

Il rischio vero: spendere male (e poi restare con l’incompiuta)

C’è poi l’altra faccia della medaglia: non basta “spendere”, bisogna spendere per cose che servono. Ed è qui che entrano i progetti controversi, quelli che fanno alzare un sopracciglio già adesso.
Un esempio in provincia di Trapani è l’ippodromo/centro sportivo a Marsala, finanziato sul filone “Sport e inclusione sociale”: un intervento che procede tra rallentamenti, varianti e subappalti, con una domanda che resta lì, semplice: chi lo gestirà dopo? E soprattutto: è davvero una priorità? Il PNRR doveva colmare ritardi strutturali, non creare nuove “cattedrali nel deserto”.

 

Controlli e legalità: con questi soldi, la criminalità non resta a guardare

Nel 2026 il PNRR sarà anche una prova di tenuta sul fronte dei controlli: rischio di doppi finanziamenti, infiltrazioni, scorciatoie negli appalti, errori (o furbizie) in rendicontazione. Il sistema è già sotto osservazione e in provincia, nei tavoli in prefettura, il tema della vigilanza – anche con la Guardia di Finanza – è diventato centrale. Perché un’opera finita male non è solo un fallimento: è un danno permanente.

 

L’anno decisivo

In sintesi: il 2026 è la resa dei conti. Il PNRR può lasciare opere utili e servizi migliori, oppure lasciare una collezione di cantieri incompleti e progetti discutibili. In Sicilia, più che altrove, è una sfida di capacità amministrativa e di scelte: fare presto, fare bene, fare cose sensate.