Odore di gas fa scattare l’emergenza a Trapani: nessuna fuga, era la rete fognaria
“Allarme gas” in Piazza Cimitero, ma alla fine era fogna. Strade chiuse e zona isolata per oltre tre ore. È successo ieri, nella tarda mattinata, quando un odore forte e persistente ha fatto scattare l’allarme dopo la segnalazione dei residenti. In pochi minuti l’area viene transennata, la strada bloccata, i passanti allontanati. Sul posto arrivano Polizia Locale di Trapani, Vigili del fuoco e tecnici del gas. Per ore si teme una perdita vera.
L’odore è quello tipico. Inganna. «I gas che si formano nelle fognature hanno un odore molto simile a quello del gas», spiega il comandante Ignazio Bacile. Finché non si accerta l’origine, l’intervento segue il protocollo delle emergenze. «Sono gas a tutti gli effetti, solo che non era gas metano, quindi nessun pericolo di incendio o di esplosione», chiarisce Bacile. L’origine viene individuata nella rete fognaria, probabilmente lungo un tracciato vicino a quello del gas. Dopo circa tre ore l’allarme rientra e la circolazione riprende.
Episodi del genere a Trapani sono inusuali, ma non impossibili. Le fognature producono gas, soprattutto quando si accumulano sedimenti o quando le condotte non “respirano” correttamente. «Diventano pericolose soprattutto in luoghi chiusi. All’aperto possono creare disagio e allarme, ma una volta accertata l’origine non c’è rischio», assicura il comandante.
Ma il caso di Piazza Cimitero apre però una domanda che va oltre il singolo caso: come viene gestita la rete fognaria di Trapani dall’amministrazione Tranchida? Gli atti raccontano una macchina che si muove su tre livelli: pronto intervento, manutenzione programmata, progettazione di nuovi interventi.
Il primo fronte è quello del lavoro invisibile, quello che non può fermarsi. Il Comune ha ritenuto indispensabile garantire continuità ai servizi di spurgo, disostruzione e pronto intervento, tanto da estendere i contratti fino al 2027 per evitare che la città resti scoperta. Negli atti si parla chiaramente di rischi igienico-sanitari, di sicurezza pubblica e persino di danno d’immagine se questi servizi dovessero interrompersi. In sostanza senza interventi rapidi, la fogna diventa un’emergenza quotidiana.
C’è poi il livello delle manutenzioni ordinarie e straordinarie, quelle da cantiere. Qui rientrano gli accordi quadro avviati tra il 2025 e il 2026, con centinaia di migliaia di euro impegnati per lavorare su condotte e impianti fognari cittadini. È la gestione “strutturata”, che dovrebbe ridurre gli interventi tampone, ma che richiede tempi, risorse e continuità amministrativa.
Infine c’è la progettazione, il pezzo che guarda al futuro ma che oggi il cittadino vede solo sulla carta. Il Comune ha avviato e finanziato studi e documenti di fattibilità per l’adeguamento del sistema fognario di acque miste, in particolare nelle aree di via Tunisi e via Marsala. Si pagano acconti, si saldano incarichi tecnici e relazioni geologiche. I lavori veri, però, devono ancora arrivare.
Dentro questo quadro si inserisce anche il tema dei debiti fuori bilancio, eredità di interventi eseguiti negli anni passati e pagati solo in parte, poi rimasti sospesi fino al riconoscimento formale. Una dinamica che spiega perché, quando la cassa rallenta, anche la manutenzione rischia di trasformarsi in emergenza.
La lezione di Piazza Cimitero è tutta qui. Ieri non c’è stata nessuna fuga di metano, ma una città si è fermata per ore perché un odore “da gas” ha imposto prudenza e protocolli. E la causa era sotto i piedi di tutti. La gestione dell’amministrazione Tranchida, letta negli atti, punta sulla continuità. Ma la fogna resta invisibile finché non puzza. E allora, per qualche ora, diventa il problema di tutti.
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