Trapani, Villa Rosina nella melma: acqua potabile dispersa e salute a rischio da anni
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La chiamano perdita idrica, ma a Villa Rosina è diventata una palude permanente. Acqua potabile che scorre senza sosta sotto le case, melma che riaffiora sull’asfalto, pozzoneri che traboccano, muffa dentro le stanze. E mentre Trapani fa i conti con la siccità, qui l’acqua pubblica si perde giorno e notte, da anni, in un ambiente che gli stessi ispettori sanitari hanno definito malsano e pericoloso per la salute.
La denuncia non nasce oggi: esplode a capodanno con una video protesta di residenti e comitato cittadino, ma affonda le radici in anni di segnalazioni ignorate. «La nostra casa galleggia nell’acqua», raccontano Enzo e Concetta Mustazza, mostrando giardini sprofondati, muri impregnati di umidità, alberi morti, odori nauseabondi. «Non possiamo tenere le finestre aperte, dormiamo con la muffa in camera, abbiamo problemi respiratori e reumatismi».
Ad agosto 2025 gli ispettori dell’ASP sono intervenuti sul posto. La relazione è pesante: ristagni continui, melma, proliferazione di insetti, fuoriuscita di liquami, infiltrazioni che aumentano il volume dei reflui nelle fosse Imhoff e riversano acqua contaminata sulla pubblica via. Una situazione definita nero su bianco di “grave nocumento alla salute pubblica e all’ambiente circostante”. La nota viene trasmessa al sindaco. Da allora, però, nulla è cambiato.
Lo mette per iscritto l’avvocato Michele La Francesca, che assiste la famiglia Mustazza e ha inviato una diffida formale a Comune, Siciliacque, Prefettura, Regione e Procura: «Parliamo di una dispersione continua, 24 ore su 24, da anni. Dopo la nota dell’ASP non risultano interventi risolutivi né comunicazioni ufficiali. È una inerzia che aggrava una situazione già compromessa, con profili evidenti di responsabilità».
Sul piano politico, il caso è altrettanto eloquente. Il consigliere comunale Santo Vassallo, come ricorda lo stesso legale, da aprile 2024 a dicembre 2025 ha presentato numerose interrogazioni consiliari sulla perdita idrica di Villa Rosina e sulla sicurezza della strada Erice–Mazara. Nessuna risposta, nessun chiarimento pubblico, nessun atto conseguente.
Intanto il territorio affonda. Salvatore Daidone, del comitato cittadino Villa Rosina, spiega che «quello che si vede scorrere in strada è solo una minima parte, il 3–4% di quello che realmente si disperde. Il resto finisce sotto le case, nei terreni, nel canale di gronda. È acqua potabile che alimenta mezza provincia e che qui si trasforma in melma». La conseguenza è una strada provinciale «completamente inzuppata», chiusa al traffico per rischio di collasso strutturale, con incidenti già avvenuti nonostante i divieti.
Alla protesta, l’amministrazione risponde con le difficoltà tecniche. Il sindaco Giacomo Tranchida parla di condotte sovrapposte, pressioni elevate, interventi complessi e rinvia più volte a Siciliacque, spiegando che una verifica definitiva comporterebbe la sospensione dell’erogazione idrica per Trapani e l’agro ericino per giorni, scelta ritenuta impraticabile in piena emergenza siccità.
In definitiva, la linea politica reputa meglio perdere acqua potabile che fermarla per riparare. Meglio convivere con melma, muffa e rischi sanitari che assumersi una decisione impopolare. E così Villa Rosina resta il simbolo di un paradosso tutto trapanese: mentre si invoca il dissalatore e si raziona l’acqua, qui l’acqua pubblica scorre libera, distrugge strade, avvelena case e aspetta, da anni, che qualcuno smetta di rimpallarsi le responsabilità.
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