L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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“Con le previsioni sul Pil 2026, la Cgia di Mestre conferma ciò che segnaliamo da tempo: che il Pnrr non ha prodotto mutamenti strutturali in Sicilia. Il modello economico e produttivo è rimasto immutato, le criticità sono rimaste tali e con la fine del programma e delle altre misure temporanee che in 4 anni sono valsi oltre 30 miliardi, riemergeranno in tutta la loro evidenza determinando una fase di recessione, visto peraltro che non sono all’orizzonte investimenti sulle politiche industriali e sulle infrastrutture materiali e sociali”.
Lo dice il segretario della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, a proposito delle stime della Cgia di Mestre sul Pil di quest’anno, che collocano la Sicilia agli ultimi posti tra le regioni italiane per crescita nel 2026 del Pil reale. L'Isola è in coda alla graduatoria con il +0,28 per cento, la Basilicata con il +0,25 e, maglia nera nazionale, la Calabria con il +0,24.
Mannino aggiunge: “Di fronte a questo scenario risultano fuori luogo e lunari, le dichiarazioni che provengono da Palazzo d’Orleans su un presunto nuovo miracolo economico in Sicilia. In realtà – sottolinea- il governo regionale non ha avuto nessuna capacità di programmazione e di indirizzo oltre a non aver fornito nessun supporto tecnico e organizzativo agli enti locali e al sistema delle imprese e risultati sono sotto gli occhi di tutti. Di fatto su 19 miliardi possibili del Pnrr nell'Isola ne sono arrivati solo 13. Il governo regionale dovrebbe fare in proposito un mea culpa”. E “come se non bastasse – rileva il segretario della Cgil- si stanno sprecando risorse della finanza regionale in maniera indegna, basti pensare al miliardo buttato alle ortiche con l’ultima manovra”.
Guardando al futuro, Mannino sottolinea che “la regione avrà a disposizione quest’anno oltre 2 miliardi, risorse limitate rispetto alle opportunità passate e non colte- rileva- ma che comunque possono segnare una inversione di tendenza. Da settimane chiediamo l’apertura di un confronto vero sulle politiche economiche da adottare, ma temiamo che il governo ancora una volta- conclude- seguirà un’altra strada: quella di alimentare politiche clientelari utili solo al consenso elettorale a un ceto politico e di governo che non guarda agli interessi della Sicilia ma alla sua sopravvivenza”.
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