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10/01/2026 06:00:00

Podere Badia, stop alla vendita. La marcia indietro dopo le proteste

Alla fine il passo indietro è arrivato. Dopo le polemiche e le prese di posizione politiche, il Libero Consorzio comunale di Trapani ha deciso di ritirare dalla vendita il Podere Badia di Marsala e la Funtanazza di Alcamo, due dei beni più simbolici inseriti nel Piano delle alienazioni 2026–2028.

La decisione è contenuta in una delibera che modifica parzialmente il Piano approvato lo scorso dicembre e che, nero su bianco, riconosce la natura strumentale e istituzionale dei due immobili. In sostanza: non possono essere venduti.

 

La retromarcia ufficiale

Nel provvedimento si legge che il “Fondo Favorita (Podere Badia)” e la “Funtanazza”  (qui un nostro reportage) risultano beni utilizzati, “in tutto o in parte, per fini istituzionali” e che, pertanto, non è intenzione dell’Amministrazione procedere alla loro alienazione.

Una formula tecnica che equivale a una constatazione politica: quei beni non avrebbero dovuto essere inseriti nel Piano delle alienazioni.

Per questo il Libero Consorzio ha disposto la rimozione formale dei due immobili dall’elenco 2026–2028, approvando un Piano aggiornato.

 

Una decisione arrivata dopo le proteste

Il dietrofront arriva dopo giorni di forti polemiche. La possibile vendita del Podere Badia, legato all’Istituto Agrario “Abele Damiani” di Marsala, e della Funtanazza, nel territorio di Alcamo, aveva sollevato critiche trasversali: scuole, associazioni, cittadini e forze politiche avevano parlato apertamente di rischio di depauperamento del patrimonio pubblico.

Una pressione pubblica che, evidentemente, ha inciso.

 

Cosa dice la delibera

Nel lungo atto amministrativo, il Libero Consorzio richiama la normativa nazionale sulle alienazioni, ma sottolinea un punto decisivo: solo i beni non strumentali alle funzioni istituzionali possono essere venduti.

Ed è proprio su questo aspetto che arriva il dietrofront: Podere Badia e Funtanazza vengono ora qualificati come beni strategici, incompatibili con una dismissione patrimoniale.

La delibera stabilisce inoltre che:

  • resta valido il Piano delle Alienazioni per tutti gli altri immobili;
  • il Piano aggiornato sarà allegato al Bilancio di previsione 2026–2028;
  • eventuali ulteriori modifiche dovranno passare da nuovi provvedimenti formali.

 

Il nuovo elenco: restano 36 immobili in vendita

Con l’uscita di scena di Podere Badia e Funtanazza, il Piano delle alienazioni resta comunque molto corposo. Nel nuovo elenco figurano 36 immobili, tra cui ex conventi e fabbricati storici, numerose case cantoniere, terreni agricoli ed ex beni IPSA, oltre a strutture sportive e ricettive come la piscina coperta dello Stadio Provinciale, la palestra provinciale, l’Hotel Myriam e il Residence La Pineta di Erice.

Il valore complessivo stimato supera i 12,7 milioni di euro, precisando – come fa lo stesso ente – che si tratta di valori indicativi e non vincolanti, destinati a essere ridefiniti da perizie tecniche.

 

Le reazioni politiche

Sulla vicenda era intervenuto il sindaco di Marsala Massimo Grillo, che in una nota inviata al Libero Consorzio e ai deputati regionali aveva espresso il proprio dissenso rispetto all’ipotesi di vendita del Podere Badia. Grillo aveva definito l’area un presidio agricolo, storico e culturale, mettendo in guardia dal rischio di depauperamento del territorio e richiamando la valenza didattica del fondo.

Sulla stessa linea Enzo Sturiano, capogruppo di Forza Italia al Libero Consorzio, che aveva definito il Podere Badia un bene pubblico strategico e strumentale, non alienabile, parlando di una scelta giuridicamente inappropriata e politicamente miope.

Critico anche il Partito Democratico di Marsala, che aveva espresso ferma contrarietà alla vendita, contestando metodo e merito della decisione e chiedendo un confronto aperto con scuola, associazioni e società civile, arrivando a ipotizzare una mobilitazione popolare.

A intervenire era stato anche Europa Verde, che aveva parlato di indignazione per l’inserimento del Podere Badia nel Piano delle alienazioni, ricordando il valore storico, ambientale e scientifico dell’area, uno dei pochi polmoni verdi della città, e chiedendo di investire su formazione e ricerca invece che sulla dismissione.

Infine la presa di posizione di Leonardo Curatolo, che aveva scritto al presidente del Libero Consorzio Salvatore Quinci e al sindaco Grillo definendo la vendita una scelta “che Marsala non può permettersi”. Curatolo aveva richiamato il valore storico e formativo del Podere e proposto una strada alternativa: recuperarlo attraverso finanziamenti regionali, puntando su scuola, ricerca e formazione universitaria.

 

Una lezione politica

La vicenda Podere Badia–Funtanazza lascia una traccia politica evidente. Inserire beni identitari e funzionali in un piano di vendita non è un atto neutro. E quando accade, il territorio reagisce.

Questa volta la reazione ha prodotto un risultato concreto. Badia è diventato un terreno di scontro politico e una cartina di tornasole sul modello di sviluppo che Marsala e il territorio intendono perseguire.

Resta la domanda, sempre più esplicita: se davvero vendere un bene così simbolico sia una necessità inevitabile o una scelta che qualcuno, prima o poi, dovrà spiegare fino in fondo.