L’auto elettrica tra ideologia e realtà: il difficile...
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Il dibattito politico su Villa Rosina rischia di produrre un effetto concreto e immediato: il blocco delle opere. È questo l’avvertimento che arriva da Dario Safina, che interviene nel confronto aperto dopo le dichiarazioni del deputato di Fratelli d’Italia Giuseppe Bica e la replica della collega del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, spostando l’attenzione dalle polemiche alle conseguenze operative.
Secondo Safina, il rischio è che le esternazioni pubbliche e le letture semplificate del percorso amministrativo finiscano per allungare ulteriormente i tempi di un intervento atteso da decenni. «Le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore – afferma – lasciano più sgomenti che sorpresi, perché risultano scollegate dalla realtà dei fatti e impediscono di comprendere persino i meccanismi più elementari dei bandi pubblici».
Il deputato dem contesta l’idea che il Comune abbia indebolito la candidatura di Villa Rosina chiedendo un finanziamento inferiore al massimo teorico. «Non si è trattato di un azzardo – spiega – ma di una strategia precisa: il cofinanziamento pari ad almeno il 30 per cento consente di ottenere fino a dieci punti aggiuntivi in graduatoria. È un criterio di credibilità amministrativa, non improvvisazione».
Safina allarga poi il quadro al bando regionale. «Per come è strutturato – sostiene – difficilmente potrà garantire la reale esecuzione delle opere. Villa Rosina ha una storia amministrativa e urbanistica complessa, con piani di recupero risalenti agli anni Novanta. Avrebbe richiesto un intervento mirato, non di essere compressa dentro un bando generico».
Il nodo più delicato riguarda però ciò che, secondo il deputato PD, era già disponibile. «L’amministrazione comunale aveva pronto un progetto esecutivo – afferma –. Questo avrebbe consentito alla Regione di intervenire direttamente, sia attraverso i fondi FSC sia attingendo al bilancio regionale. Eppure, nonostante gli annunci e le promesse di avvio rapido dei lavori, ad oggi tutto è fermo».
A pesare è anche un ritardo procedurale. «La commissione non è ancora stata nominata – avverte Safina – e questo espone il progetto al rischio di ulteriori slittamenti. Senza la commissione potrebbe rendersi necessario un aggiornamento progettuale e del computo economico. Con l’aumento dei costi, le risorse oggi stanziate rischiano di diventare ancora più insufficienti».
Nel confronto politico, Safina respinge le accuse personali. «Lavoro su questo progetto dal 2019 – conclude – e accusarmi di non voler vedere realizzate le opere primarie a Villa Rosina è falso. Qui il punto non è la polemica, ma una realtà semplice: mentre si discute, i lavori restano fermi e il quartiere continua ad attendere risposte».
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