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12/01/2026 06:35:00

Alberto Trentini è libero

È tornato libero Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato in Venezuela nel novembre del 2024 e rimasto per più di un anno in carcere senza accuse formali. Con lui è stato rilasciato anche l’imprenditore torinese Mario Burlò, la cui detenzione era nota almeno dallo scorso settembre. Entrambi si trovano ora presso l’ambasciata italiana a Caracas, in attesa del rientro in Italia.

 

L’annuncio è arrivato nelle prime ore di lunedì dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, seguito dalla conferma della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato con i due connazionali e disposto l’invio di un aereo da Roma. La liberazione rientra in una più ampia operazione del governo venezuelano che ha portato alla scarcerazione di diversi prigionieri politici stranieri, all’indomani dei recenti attacchi statunitensi e nel nuovo quadro politico apertosi con l’insediamento dell’esecutivo guidato da Delcy Rodríguez.

 

Secondo quanto riferito da Tajani, si tratta di «un forte segnale» che il governo italiano ha accolto positivamente. Sullo sfondo resta la pratica della cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”, utilizzata da regimi illiberali per ottenere riconoscimenti o concessioni politiche. In questo caso, l’arresto di Trentini avrebbe avuto anche questa finalità: nelle scorse settimane Meloni aveva auspicato l’apertura di una «nuova stagione di relazioni costruttive» tra Roma e Caracas, indicando Rodríguez come interlocutrice politica.

 

 

Trentini, 46 anni, veneziano, si trovava in Venezuela per conto della ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità. Quando fu arrestato stava viaggiando da Caracas a Guasdualito per lavoro. Con lui venne fermato anche l’autista dell’organizzazione. Dopo alcuni messaggi inviati alla madre dall’aeroporto della capitale, di lui si persero le tracce: la famiglia seppe dell’arresto solo la sera del 16 novembre 2024.

 

Durante la lunga detenzione nel carcere di El Rodeo I, le informazioni sono state frammentarie. I genitori hanno potuto parlargli per la prima volta al telefono soltanto dopo sei mesi, e in tutto i contatti sono stati tre. Trentini ha incontrato due volte l’ambasciatore italiano Giovanni Umberto De Vito, a settembre e a fine novembre.

 

L’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, ha definito il caso una «sparizione forzata», parlando di condizioni di detenzione durissime. Ex detenuti di El Rodeo I hanno raccontato di un Trentini molto dimagrito e provato, in un contesto segnato da gravi problemi sanitari e psicologici. Una detenzione senza accuse, durata oltre tredici mesi, che ha lasciato un segno profondo.